Un “garante” che non garantisce.

Beppe Grillo e Chiara Appendino

A chi pensa che il PD dovrebbe rendersi disponibile per formare un governo con il M5S, chiedo (al netto di tutte le differenze nei programmi e dei giudizi sprezzanti) come si possano avviare trattative serie ed eventualmente stringere accordi affidabili, con un movimento il cui “garante” (?) è un comico che prende di punto in bianco decisioni vincolanti per il movimento stesso (vedi Olimpiadi).

Il 4 marzo si vota

Si vota il 4 marzo

Ad una settimana dal voto ho provato a riassumere le mie riflessioni al termine di una campagna elettorale breve ma combattuta, come sempre e forse più del solito, perché la posta in gioco è davvero alta.

Innanzitutto penso che dovremmo tutti recarci alle urne, non soltanto per esercitare un diritto/dovere civile, ma anche per esprimere con la nostra scelta il rifiuto di tutte le argomentazioni qualunquiste e disfattiste (“tanto non conta nulla”, “è tutto uno schifo”, “sono tutti uguali”, “pensano soltanto alla poltrona ed al loro interesse”, “con questa pessima legge elettorale non si risolverà nulla”…..) che non si sentono soltanto al bar o al mercato, ma che si leggono anche negli articoli di alcuni dotti commentatori politici.

Personalmente voterò per il Partito Democratico, al proporzionale e per i candidati al collegio uninominale della Camera e del Senato che vengono proposti dalla coalizione di centrosinistra, formata oltre che dal PD, da Insieme, da + Europa e da Civica popolare.

Ecco le ragioni che sono alla base della mia scelta.

In questi cinque anni, dal 2013 al 2018, i governi a guida PD, presieduti da Letta, Renzi e Gentiloni, hanno governato bene, facendo uscire il paese dalla crisi (il PIL, l’occupazione e la produzione industriale sono cresciuti e l’argomento che “si poteva fare meglio” non è tale da spostare il mio giudizio). Sono state approvate importanti riforme, alcune delle quali attese da molti anni: legge sul Dopo di noi, legge sulle Unioni civili,legge sul biotestamento, riforme della scuola, della giustizia e della pubblica amministrazione, rinnovo dei contratti pubblici, semplificazioni in materia fiscale e riduzione delle tasse (sul lavoro, sulla casa, 80 €), lotta all’evasione fiscale, reddito d’ inclusione, abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, riduzione canone Rai ecc. Sono solo alcune delle 100 cose fatte, contenute nel manifesto che elenca anche, per ciascuna di esse, altrettante proposte programmatiche per i prossimi anni. So bene che il giudizio sui risultati di questi cinque anni può essere articolato (sui bonus, sulle riforme ecc.) ma a mio giudizio il segno + prevale nettamente sul segno -. Ed anche il programma presentato, pur scontando un inevitabile ottimismo, è certamente più condivisibile, preciso, concreto e realizzabile dei “libri dei sogni” del Centrodestra e del M5S.

D’altro canto la classe politica che il PD ed i suoi alleati sono in grado di mettere in campo è, secondo me, indiscutibilmente più capace, competente ed apprezzata, anche a livello europeo ed internazionale, di qualsiasi altra: i Gentiloni, Minniti, Padoan, Franceschini, Martina, Orlando sono solo alcuni esponenti di una squadra che merita una riconferma nelle urne. Non ho dimenticato Matteo Renzi, che di questa squadra è stato per mille giorni, il capitano e che ha saputo poi assumere, dopo l’insuccesso del referendum costituzionale (del quale si è assunto la piena responsabilità) il ruolo di leader politico (legittimato dalle primarie), dando sostegno leale e collaborativo al governo Gentiloni, valorizzando il lavoro di squadra e ridimensionando il proprio profilo da “uomo solo al comando”. Faccio notare tra parentesi, che il PD è il solo partito a non avere il nome del proprio leader sulla scheda elettorale, a differenza dei vari Grasso, Di Maio, Salvini, Berlusconi, Meloni, Bonino, Lorenzin ecc.

Alle ragioni positive che m’inducono a votare per il PD e per il centrosinistra, si affiancano le riserve più o meno gravi nei confronti degli schieramenti avversari.

Il Centrodestra si presenta profondamente diviso al proprio interno, tra un Berlusconi (incandidabile ed ineleggibile) che cerca di recuperare un profilo da leader europeo moderato riproponendo in realtà il proprio irrealizzato repertorio di vent’anni fa, ed un Salvini xenofobo e sostenitore di un programma (flat tax al 15% ed abolizione della legge Fornero) iniquo ed economicamente insostenibile.

Il M5S si presenta privo di solidi e condivisi riferimenti ideali e valoriali, che non siano la conclamata “onestà” (peraltro smentita nei fatti, da alcuni dei suoi esponenti). Rivendicare di non essere né di destra né di sinistra può dare qualche vantaggio in termini elettorali ma espone questo movimento (che ormai è un partito) a sbandamenti ondivaghi sui temi programmatici (Europa, immigrazione ecc.). Inoltre la formazione delle liste elettorali ha evidenziato la “permeabilità” e scarsa trasparenza del movimento, nel quale possono venire candidate ed elette persone dal curriculum oscuro e dalla competenza discutibile.

Infine la lista LeU (Liberi ed uguali) si conferma non come un partito ma come un puro e semplice “cartello elettorale”, al quale Grasso e Boldrini hanno offerto un’occasionale “ombrello” unitario. Il programma è ricco di istanze valoriali e di propositi qualitativi ma scarso di obiettivi concreti e misurabili. Esso presenta tuttavia evidenti affinità con quello del PD (vedi ad esempio sullo jus soli). Che lo scopo fondamentale di LeU, almeno di alcuni dei suoi esponenti principali, sia soprattutto quello di danneggiare il PD a guida renziana, sperando così, dopo le elezioni, in un cambio di maggioranza all’interno di questo partito, è qualcosa di più di un sospetto.

I fatti di Macerata

Il corteo di Macerata

Il corteo di Macerata

Ha fatto molto discutere in questi giorni la scelta del PD (e dello stesso sindaco di Macerata) di mantenere un “basso profilo” di fronte ai drammatici fatti accaduti in questa città, ed in particolare la decisione di non promuovere e partecipare alla manifestazione contro il fascismo ed il razzismo svoltasi nella stessa città nella giornata di sabato scorso.

Ho riflettuto sulla cosa e sono giunto alla conclusione che l’ errore del PD, è stato quello di avere dato la sensazione di avere preso una posizione timida, passiva e motivata solo dalla paura di perdere consensi, nell’incapacità di assumere un’ iniziativa in grado di rispondere a tutte (e non solo ad alcune) delle questioni e dei problemi sollevati dai fatti di Macerata, anche per non acuire le divisioni e le lacerazioni del tessuto sociale ma per contribuire ad aumentarne la coesione.

Da questo punto di vista io credo che le tradizionali manifestazioni antifasciste ed antirazziste, con tanto di marcia, cartelli e slogan urlati e privi di controllo (vedi le ingiurie contro le vittime delle foibe), che rispetto a certi episodi possono essere necessarie e doverose, si rivelino, nel caso specifico, insufficienti perchè incapaci di interpretare lo stato d’animo non dico universale di una popolazione ma almeno quello nettamente maggioritario,utili soprattutto, in definitiva, a mettere la coscienza in pace a noi che non possiamo non dirci antifascisti ed antirazzisti.

Quello che ha detto Matteo Renzi, insomma, è vero ma troppo riduttivo, nel senso che non possiamo soltanto dire che ci troviamo di fronte a due gesti criminali, odiosi e da condannare senza se e senza ma. Una forza politica degna di questo nome non può giocare in difesa lasciando ad altri l’iniziativa ma deve essere capace di prendere una posizione tale da far fare un salto di qualità in positivo alle coscienze.

Se manifestazione doveva esserci, si trattava di orientarne i contenuti e lo svolgimento in modo tale da analizzare e contrastare sia la situazione di degrado umano e sociale messa in luce dalla tragica storia di Pamela, che ha diverse sfaccettature, non esclusa quella di una immigrazione difficile da gestire e governare nella sua complessità ma che genera paura e disagio (alimentati da speculatori come Salvini) in ampi strati della popolazione, anche di idee genericamente progressiste, sia l‘inaccettabile comportamento (dai contenuti razzisti e xenofobi) di chi ha ritenuto di dover fare giustizia da sé sparando nel mucchio di donne e uomini innocenti, colpevoli solo del colore della loro pelle.

Certo tenere insieme i due aspetti in una manifestazione (e non per cerchiobottismo ma perchè la situazione oggettivamente lo richiede) non era facile, avrebbe richiesto autorevolezza politico-culturale, capacità di creare consenso ed adesione senza fomentare ulteriori divisioni (come è purtroppo accaduto) ed anche creatività dal punto di vista organizzativo.

Programmi elettorali

PD

Ho letto sia il programma elettorale del PD che quello di LEU ed è ancora cresciuta in me, se possibile, la rabbia per la divisione a sinistra.

Infatti se si leggono i due programmi e si riflette senza pregiudizi sui principi e sui valori ispiratori dei due documenti le consonanze e le affinità di vedute sono assai maggiori delle diversità, a parte il leit motif, per LEU, della richiesta di discontinuità in materia di lavoro (no al Jobs act) e d’istruzione (no alla Buona scuola). E comunque ci sono molte più somiglianze (vedi ad esempio lo jus soli) di quante ce ne siano fra FI, Lega e FdI.

LEU

LEU

La differenza che salta agli occhi è soprattutto questa: il programma del PD è assai più ricco di cifre e di proposte concrete (condivisibili o meno), è già un programma di governo, mentre quello di LEU, pur ricco di contenuti, abbonda di aggettivi e di obiettivi qualitativi ma è assai povero di numeri.

Da notare, per inciso, che nel programma del PD non c’è traccia dell’abolizione del canone TV. Segno che Renzi ha preso atto del fatto che si trattava di una proposta poco motivata e di scarsa efficacia.

Infine una domanda: qualcuno ha notizie di Pisapia?

Il “perfido” Rosatellum

Michele Ainis

Confesso di essere rimasto indignato leggendo l’articolo del    costituzionalista Michele Ainis su Repubblica di domenica scorsa, dedicato al cosiddetto Rosatellum, cioè al sistema elettorale che regolerà le elezioni del prossimo 4 marzo.

Per Ainis il Rosatellum è “una legge con l’inganno”, “una creatura perfida e astuta. Il Porcellum almeno era un mascalzone dichiarato” e via demolendo implacabilmente, utilizzando in abbondanza ironia e sarcasmo, in cui Ainis è maestro.

Ma quali sono le ragioni di questo giudizio impietoso e senza scampo? Continua…

La campagna “Aria pesa”

Aria pesa

In questi giorni la stampa locale ha dedicato ampio spazio ad una iniziativa denominata “Aria pesa”. Si tratta di una campagna di misura del biossido d’azoto (NO2), un gas inquinante che è principalmente prodotto dai motori degli autoveicoli (diesel in particolare) e dagli impianti di riscaldamento, condotta attraverso la distribuzione ad alcune centinaia di cittadini bolognesi che ne hanno fatto richiesta, di un campionatore passivo, cioè una fialetta con una sostanza assorbente, da posizionare in un punto vicino ai propri luoghi di riferimento (casa, lavoro, scuola, ecc.) per poi rimuoverlo dopo 4 settimane e consegnarlo in uno dei punti di raccolta predisposti che, a loro volta, lo invieranno in un apposito laboratorio per le analisi necessarie.

I promotori della campagna (una rete di comitati, associazioni e liberi cittadini) contrastano le scelte urbanistiche che l’amministrazione di Bologna sta conducendo per la città, che rischiano, a loro giudizio, di aumentare le situazioni di sovraccarico da traffico per diversi quartieri, peggiorando una qualità dell’aria già pessima a causa dell’inquinamento.

Va detto che esiste già una rete di centraline fisse per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico, gestita da ARPAE, l’Agenzia Regionale Per l’Ambiente e l’Energia. Sette sono distribuite sul territorio della provincia di Bologna e misurano da anni in continuo diversi parametri tra i quali l’NO2. Tre di queste sono localizzate nel nostro comune: ai Giardini Margherita, a porta S.Felice e in via Chiarini.

Sono pertanto disponibili dati che vanno dal 2002 al 2017, dai quali risulta quanto segue.

I limiti normativi che l’NO2 deve rispettare sono

  • Valore medio annuo: 40 mcgr/mc. Nella centralina di porta S.Felice (la più rappresentativa della situazione bolognese) tale limite è stato superato tutti gli anni ed i valori non evidenziano tendenze particolari, né di crescita, né di diminuzione.
  • Valore medio orario da non superare: 200 mcgr/mc. A S.Felice tale valore non è mai stato raggiunto.

La mia opinione in merito a questa iniziativa è articolata.

Di positivo c’è il fatto che essa stimola la partecipazione dei cittadini (lo slogan “campionatori passivi – cittadini attivi” è senza dubbio efficace), aumenta la loro consapevolezza delle tematiche ambientali e può produrre un aumento delle conoscenze in materia d’inquinamento atmosferico. Nello stesso tempo nella volontà da parte dei cittadini di raccogliere direttamente ulteriori dati mi pare implicita (anche se non enfatizzata) una certa sfiducia nell’operato dei servizi istituzionalmente preposti (ARPAE) oltre alla convinzione che i dati letti dalle centraline fisse non siano sufficientemente rappresentativi dello stato di qualità dell’aria a livello metropolitano/cittadino.

A questo punto non resta che attendere i risultati della campagna che avrà una durata di un mese (per la precisione quattro settimane a partire dal 28 gennaio).

Va detto che l’attendibilità tecnico-scientifica della campagna è suffragata dal fatto che i campionatori passivi per la misura del biossido d’azoto sono già stati utilizzati in altre circostanze, anche dalla stessa ARPAE e che il Dipartimento di Chimica della nostra Università sovraintende all’iniziativa. Per l’attendibilità delle misure sarà comunque importante che i campionatori vengano installati correttamente. Così come sarà interessante confrontare il valore (concentrazione media mensile) misurato dai campionatori prossimi alle centraline fisse, con quello misurato dalle centraline stesse di ARPAE. Inoltre va notato che quello che si otterrà sarà il valore medio mensile del mese di febbraio, statisticamente uno di quelli più elevati nel corso dell’anno, peraltro non soggetto ad alcun valore limite di legge. Qualsiasi estrapolazione dal valore medio di febbraio al valore medio annuo credo tuttavia risulterebbe piuttosto arbitraria.

Infine un’osservazione conclusiva. Va bene monitorare ed aumentare sempre più i dati d’inquinamento a disposizione, ma quello di cui c’è veramente bisogno sono le strategie e le azioni da mettere in campo per migliorare la qualità dell’aria, e su questo c’è ancora tanto da approfondire e, soprattutto, da fare.

Qualche riflessione sul PUMS

PUMS

Sui siti del Comune e della Città Metropolitana di Bologna ho letto delle prime iniziative di partecipazione alla elaborazione del PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile di Bologna Metropolitana). I miei trascorsi professionali (direttore del Settore ambiente della Provincia di Bologna) e politici (ex-consigliere comunale e presidente della Commissione Mobilità del comune di Bologna, ex-vicepresidente di Tper) hanno stimolato la mia curiosità e mi hanno indotto a cercare di capire meglio in cosa consista questo Piano.

Confesso che il primo approccio non è stato incoraggiante.

Innanzitutto il nome: Piano Urbano della Mobilità Sostenibile di Bologna metropolitana.

I due termini “urbano” e “metropolitano” non aiutano comprendere a quale scala territoriale si applicherà il PUMS.

Un’ipotesi potrebbe essere quella che il Piano riguardi la mobilità dei centri urbani di una certa dimensione di tutta la Città metropolitana.

L’altra questione che riguarda il titolo è l’aggettivo “sostenibile”: si tratta di un termine ormai talmente inflazionato ed abusato da avere perduto la sua efficacia originaria.

Vale pertanto la pena di richiamarne il significato.

Il Rapporto Brundtland del 1987 (”Il nostro comune futuro”) contiene la definizione di “sviluppo sostenibile”: “è uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”.

La sostenibilità ruota attorno a tre componenti fondamentali:

  • Sostenibilità economica: intesa come capacità di generare reddito e lavoro per il sostentamento della popolazione.
  • Sostenibilità sociale: intesa come capacità di garantire condizioni di benessere umano (sicurezza, partecipazione,salute, istruzione, democrazia, giustizia) equamente distribuite per classi e genere.
  • Sostenibilità ambientale: intesa come capacità di mantenere qualità e riproducibilità delle risorse naturali.

Ho provato poi ad esaminare, sia pure sommariamente, i primi documenti pubblicati sul sito del Pums, soprattutto per cercare di individuarne obiettivi e contenuti essenziali.

Per quanto riguarda gli obiettivi mi sono imbattuto in un sondaggio, rivolto ai cittadini della Città metropolitana, che chiede di esprimere un giudizio di priorità (da alta, a media, a bassa, a irrilevante) sugli obiettivi generali del Piano. Ho provato a rispondere ma mi sono imbattuto in obiettivi che sono tutti altamente desiderabili (accessibilità, tutela del clima, della salute e salubrità, sicurezza, vivibilità e qualità delle città) tanto che privilegiarne alcuni rispetto ad altri risulta francamente impossibile. E’ un po’ come chiedere ad un bambino se vuole più bene alla mamma o al papà.

Per quanto riguarda i contenuti mi pare di avere letto che il Pums è il contenitore del (o dei) Pgtu (Piano generale del traffico urbano), del Puls (Piano urbano della logistica sostenibile) e del Biciplan (Piano della mobilità ciclabile).

Attualmente a Bologna sono in vigore un Pgtu (che contiene anche un capitolo dedicato alle piste ciclabili) ed un Piano merci approvati dal consiglio comunale nel 2006: li conosco bene perchè, come detto, in quegli anni ero consigliere.

Se le cose stanno così si tratterà allora essenzialmente di esaminare le azioni, gl’interventi e le strategie che i piani del 2006 contenevano, verificandone l’ attuazione e l’efficacia, modificandole ed integrandole alla luce delle novità intervenute nel frattempo, il tutto in ottica metropolitana?

Ma allora qual’è il valore aggiunto del Pums? Quali le sue peculiarità? Resto in fiduciosa attesa.

Casini e il PD

Pierferdinando Casini

Prendere in considerazione, da parte del PD, di candidare Casini a Bologna significa abiurare definitivamente alla propria storia, ai propri valori ed ideali. Accettare oggi di eleggerlo, o quantomeno provarci, significa ammettere che le sue idee, le sue battaglie, i suoi valori erano quelli giusti”. Questo sostiene Salvatore Caronna, interpretando il pensiero di chi non si riconosce più nel PD e, certamente, anche di una parte dei suoi iscritti ed elettori.

Io non so se alla fine Casini sarà candidato in un collegio uninominale della Camera o del Senato a Bologna per la coalizione che si sta costruendo attorno al PD.

Preferirei di no, non è certo il mio candidato ideale, ma se ciò accadrà io lo voterò, per i seguenti motivi che mi permetto di segnalare a chi si scandalizza.

1) Il Casini di oggi non è lo stesso di 10 o vent’anni orsono: votare oggi per lui non significa automaticamente condividere le sue opinioni e scelte politiche di allora, a favore di Guazzaloca o di Berlusconi.

2) Casini non sarebbe il candidato del PD, rappresentante della storia, dei valori e degl’ideali di questo partito, ma di una lista coalizzata con il PD. Non è una novità il fatto che con il sistema uninominale si sia invitati a votare (magari turandosi il naso) per un candidato che non appartiene al proprio partito. Ricordo a Caronna che alle elezioni politiche del 1996, con il Mattarellum, l’Ulivo presentò e fece eleggere nel collegio per la Camera di Bologna-S.Donato, Ugo Boghetta, esponente di Rifondazione Comunista. Sono testimone del fatto che amici che avevano militato per anni nella D.C. votarono disciplinatamente per il compagno Boghetta….

L’assemblea cittadina del PD

Partito Democratico

Partito Democratico

Ho accettato la nomina a membro dell‘assemblea cittadina e dell’assemblea di quartiere S.Donato-S.Vitale del PD, sperando di riuscire a dare un sia pur modesto contributo (condizionato anche dai limiti di autonomia che derivano dalla mia condizione attuale), alla vita della mia città e del mio quartiere, attraverso lo strumento rappresentato dal Pd, nel quale, nonostante tutto, continuo a riconoscermi.

Condizione preliminare perchè ciò possa realizzarsi è capire quali siano i poteri e le prerogative di questi organismi e, ancor prima, in quale relazione essi siano, da un lato, sul versante politico, con gli altri organismi di partito (in particolare i circoli e l’assemblea e la direzione provinciale), dall’altro, sul versante amministrativo, con le istituzioni di riferimento, vale a dire il consiglio comunale di Bologna ed il consiglio di quartiere S.Donato-S.Vitale ed i rispettivi gruppi consiliari del PD.

Provo a dire come la vedo io. Continua…

Forse mi sfugge qualcosa…..

Una scuola dell'infanzia

Forse mi sfugge qualcosa ma confesso che non riesco a comprendere la reazione scandalizzata di quanti stanno criticando la decisione del comune di Bologna di trasformare la tariffa del servizio di refezione scolastica applicata a coloro che frequentano la scuola dell’infanzia comunale in tariffa di frequenza, senza che questo comporti per le famiglie un aumento dei costi. Non so come verrà congegnato il meccanismo di trasposizione da un sistema (che prevede 15 fasce tariffarie commisurate all’ISEE, sconti per pluriutenze ed assenze ed esenzioni) all’altro ma mi fido di quanto garantito dal Sindaco.

Trascuro per il momento le motivazioni addotte per giustificare questo provvedimento, sulle quali mi pare che la giunta abbia manifestato qualche incertezza, invocando in un primo momento ragioni di carattere pedagogico (“riteniamo che il pasto consumato a scuola sia un momento pedagogico e per questo lo colleghiamo strettamente alla frequenza”), ammettendo poi che in questo modo il Comune risparmierà 1,3 milioni di Irap che potranno essere utilizzati per una forte riduzione delle tariffe degli asili nido.

M’interessa piuttosto ragionare sulle tesi dei fieri oppositori del provvedimento, che sostanzialmente lamentano il fatto che in questo modo viene cancellato il principio della gratuità della scuola dell’infanzia comunale bolognese, aggiungendo alcuni che questo rappresenta un attacco alla scuola pubblica.

Ora a me pare che una modifica al sistema tariffario non implichi in alcun modo una riduzione della qualità del servizio reso alle famiglie. Ma voglio stare sul discorso di principio, per dire in tutta franchezza che io non ho mai capito perchè la scuola dell’infanzia dovesse essere di fatto, se non sbaglio, l’unico servizio reso gratuitamente dal comune di Bologna, a prescindere dal reddito delle famiglie. Per tutti gli altri servizi comunali (dagli asili nido, all’assistenza domiciliare, ai centri diurni, alla refezione scolastica ecc.) sono in vigore sistemi tariffari articolati in numerose fasce di contribuzione rapportate all’ISEE, che vanno dalla gratuità per i redditi più bassi o per i casi sociali, fino al costo effettivo del servizio per i redditi più elevati.

Questa disparità mi è sempre apparsa incomprensibile, in particolare paragonando i nidi alla scuola dell’infanzia, dove una famiglia si trovava da un anno all’altro a passare da poco meno di 600 € al mese (per i redditi più elevati) alla gratuità (o, per meglio dire, ai 5,20 € a pasto, sempre per i più abbienti).

Sono andato a rivedere i post del mio blog ed ho trovato traccia di questa perplessità sia nel maggio che nel settembre del 2011.

Riprendevo poi il tema nel marzo del 2015 con queste parole:

Sul versante tariffario: continuo a non capire il rifiuto di introdurre una tariffa, con tutte le modulazioni del caso in base al reddito, per la frequenza della scuola dell’infanzia. A questo riguardo vorrei ricordare alcuni dati, desunti dal consuntivo di contabilità economica 2013, l’ultimo disponibile.

Per le sue scuole dell’ infanzia il comune di Bologna ha speso circa 30 milioni di euro (per 5195 bambini), senza incassare un euro. Per i nidi il costo è stato di circa 18 milioni (per 3263 bambini), ma in questo caso il comune ha incassato proventi da tariffa per circa 5,6 milioni, pari a circa 1700 euro (medi) pro capite. La sproporzione mi pare evidente.

Sarebbe interessante sapere cosa accade in altri comuni. A Torino,per esempio, si applicano le tariffe che potete vedere cliccando su (omissis).

Quello che mi preme sottolineare è il fatto che su queste scelte della nostra amministrazione (che possono anche essere condivisibili, oltre che legittime) la discussione ed il confronto siano stati assai limitati.”

Guarda caso la misura che il Comune si accinge ora ad adottare avrà come conseguenza positiva proprio una mitigazione di questa sproporzione.

E allora cosa c’è che non va? Ma forse mi sfugge qualcosa……