L’ora di religione/i

Simboli religiosi

Nei giorni scorsi il Corriere di Bologna ha dedicato diversi articoli a come viene svolta l’ora di religione alle scuole elementari Don Minzoni di S.Donnino ed alle scuole medie Saffi del Pilastro, appartenenti all’I.C.11.

La peculiarità consiste nel fatto che l’insegnante di religione, in collaborazione con l’insegnante di attività alternative, non insegna solo la religione cattolica ma le diverse religioni (cattolicesimo, ebraismo, islamismo, buddismo, induismo ecc.) tenendo conto della presenza di numerosi bambini stranieri, appartenenti a famiglie che praticano religioni diverse da quella cattolica. Il risultato è che tutti i bambini stanno insieme e ricevono il medesimo insegnamento.

Si tratta di una scelta e di un programma didattico che è stato approvato dal collegio dei docenti e che, pur essendo innovativo, non è contrario a quanto prevedono la legge e le norme concordatarie, tanto è vero che sia la Diocesi che il Provveditorato scolastico regionale hanno espresso il loro consenso.

La cosa paradossale è che a dichiararsi contrari sono stati sia il Comitato Scuola e Costituzione (fieramente avverso al Concordato) sia chi all’opposto è favorevole (Concordato alla mano) al tradizionale insegnamento della religione cattolica (tra questi la preside del Liceo Malpighi ed il Presidente delle ACLI bolognesi), insomma laici-sti duri e puri e cattolici doc.

Sarò troppo realista ma a me sembra che il superamento del Concordato non sia proprio all’ordine del giorno tra i problemi del nostro paese. E allora, realisticamente, come non approvare ed incoraggiare un’esperienza che ha un valore ed un significato culturale (certificato dagli organi scolastici) e che ha soprattutto il merito di tenere insieme e non separare bambini e famiglie di diversa etnia e cultura religiosa, favorendo la conoscenza reciproca e l’integrazione?

Il gioco dell’oca delle infrastrutture

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Sistema tangenziale/autostrada

Visto il risultato delle elezioni politiche del 4 marzo scorso, gli esponenti locali dei partiti vincitori (Centrodestra a trazione leghista e Movimento 5 s) ne hanno immediatamente approfittato per riprendere il canoneggiamento contro il Passante di Bologna, sostenendo che il prossimo governo (di cui al momento in realtà non si ha notizia) avrebbe potuto e dovuto cancellare l’opera.

Quindi, oltre a criticare i Ministri dell’Ambiente e dei Beni culturali per aver firmato i decreti conseguenti alla Valutazione d’Impatto Ambientale positiva, si è diffidato il Ministero delle Infrastrutture dal convocare la Conferenza dei Servizi che dovrebbe dare avvio definitivo all’opera.

Ciascuno fa ovviamente il suo mestiere, sorvolando bellamente ragioni di legittimità e di opportunità e cavalcando le tante critiche, proteste e dubbi che un’infrastruttura importante (ed impattante) come il Passante aveva sollevato.

Non so come andrà a finire. Certamente il risultato elettorale non accelererà né faciliterà l’iter di per sé lungo e complesso dell’opera.

Quello che mi sembra indiscutibile è che se si bloccherà il Passante, a rallegrarsene saranno, oltre agli oppositori, anche ASPI (Autostrade per l’Italia) che potrà evitare di spendere parecchie centinaia di milioni di euro.

L’altra cosa che mi sento di sottolineare è che i partiti “picconatori” del Passante ripresentano le loro alternative assolutamente inadeguate a risolvere le criticità del sistema autostrada/tangenziale.

Forza Italia e Lega puntano sul Passante Sud, difficile a realizzarsi per la fragilità del territorio attraversato ma soprattutto capace di alleggerire solo parzialmente l’autostrada e del tutto ininfluente rispetto al traffico che interessa la tangenziale.

Il Movimento 5 Stelle da parte sua se la cava con il mantra del potenziamento del Servizio Ferroviario Metropolitano, trascurando il fatto che esso risponde ad una domanda di mobilità del tutto diversa da quella che viene soddisfatta (sia pure con un basso livello di servizio) dal sistema autostrada/tangenziale.

Siamo in attesa di chi riproporrà il Passante Nord e così, come nel gioco dell’oca, si ritorna alla casella di partenza. Peccato che nel frattempo passino gli anni.

Va bene che si può cambiare idea ma…..

Luigi Di Maio

Mattia Feltri su La Stampa di oggi 6 aprile riporta una serie di dichiarazioni di Di Maio sul PD. Tra le prime 22 e la 23^ c’è una bella differenza. E’ vero che in politica è lecito cambiare opinione ma forse questo è un po’ troppo, almeno per i miei gusti.

Di Maio 1: «Il Movimento è nato in reazione al Pd, al loro modo di fare politica. E oggi offre uno stile nuovo». Di Maio 2: «Il Pd ha un’idea perversa del concetto di democrazia». Di Maio 3: «Il Pd è un partito di miserabili che vogliono soltanto la poltrona». Di Maio 4: «Il Pd si fa pagare da Mafia Capitale». Di Maio 5: «Il Pd profana la democrazia». Di Maio 6. «Nel Pd hanno una questione morale grande come tutto il Pd». Di Maio 7. «Nel Pd sono ladri di democrazia». Di Maio 8: «Il Pd è il simbolo del voto di scambio e del malaffare». Di Maio 9: «Nel Pd ci sono gli assassini politici della mia terra, sono criminali politici». Di Maio 10: «Il Pd fa politiche che favoriscono i mafiosi». Di Maio 11: «Il Pd è da mandare via a calci». Di Maio 12: «Il Pd ha i mesi contati, mandiamoli a casa». Di Maio 13: «Il Pd è il partito dei privilegi, della corruzione e delle ruberie. A casa». Di Maio 14: «Il Pd sta con le banche, manda sul lastrico i risparmiatori». Di Maio 15: «Il Pd è responsabile di questo schifo». Di Maio 16: «Il Pd è il male dell’Italia». Di Maio 17: «Le misure economiche del Pd sono infami». Di Maio 18: «Siamo noi l’unica alternativa al Pd». Di Maio 19: «L’unica cosa che possiamo fare è invitare i cittadini a liberare l’Italia dal Pd». Di Maio 20: «Non ci fidiamo del Pd». Di Maio 21: «Parlare con il Pd è un suicidio». Di Maio 22: «Escludo categoricamente qualsiasi alleanza col Pd». Di Maio 23: «Il nostro primo interlocutore è il Pd con l’attuale segretario e con le persone che in questi anni hanno lavorato bene».

Ancora sul “perfido” Rosatellum

Il 22 gennaio scorso avevo dedicato un post a controbattere ad un articolo di critica “velenosa” di Michele Ainis al sistema elettorale detto Rosatellum, con il quale si sono svolte le elezioni del 4 marzo scorso. Ora, ad urne chiuse da un mese, vorrei tornare sull’argomento, smentendo, alla luce dei risultati elettorali, alcune tra le altre critiche che venivano mosse al Rosatellum.

Intendiamoci: io non considero questo sistema elettorale come il migliore possibile (peraltro è opinione comune che non esista un sistema elettorale ideale ed esente da critiche) ma credo che giudicarlo come nefasto, antidemocratico e fonte di ogni male, come soprattutto gli esponenti del M5S e di LEU hanno fatto prima del 4 marzo, fosse sbagliato.

Dicevano che era un sistema pensato appositamente per far perdere i grillini e per propiziare un governo di larghe intese fra PD e FI e abbiamo visto come sono andate le cose. Continua…

L’aria che tira a Bologna

Centralina di Porta S.Felice

L’andamento meteorologico di questi primi tre mesi del 2018 a Bologna, caratterizzato da frequenti precipitazioni, anche nevose, e da ventilazione ed instabilità dell’atmosfera, se ci ha contrariato nel desiderio di cielo sereno e temperatura mite, ha tuttavia avuto un effetto positivo per quanto riguarda la qualità dell’aria che abbiamo respirato.

Dall’inizio dell’anno alla fine di marzo infatti, nella stazione di Bologna Porta S.Felice la concentrazione media giornaliera di PM10 ha superato il valore di 50 mcgr/mc soltanto per 8 giorni.

Tenuto conto delle previsioni meteo dei prossimi giorni e dell’approssimarsi della data di spegnimento degl’ impianti di riscaldamento, è probabile che possiamo presentarci alle soglie del prossimo autunno con un confortante “bonus” di giorni mancanti al limite normativo dei 35.

Si tratta di una buona notizia che naturalmente non autorizza in alcun modo le amministrazioni competenti ad abbassare la guardia rispetto alle strategie da mettere in campo a livello cittadino, regionale e padano per il contenimento delle emissioni inquinanti.

Nei prossimi giorni dovrebbero essere disponibili anche i risultati della campagna “Aria pesa” a cui ho dedicato un post il 17 gennaio scorso.

Chi sono?

Sul Corriere della Sera di domenica scorsa, Giannelli, con la consueta calligrafica bravura, ci mostra l’ultima cena con Matteo Renzi circondato da 12 esponenti del PD in veste dei 12 apostoli. Tralasciando identificazioni rischiose (chi è il Giuda della situazione ?) ho provato ad identificare gli apostoli. Di alcuni sono certo, di altri incerto, ed alcuni non li ho proprio riconosciuti. Potete aiutarmi voi?

Da sinistra: Nardella, De Luca (?), Fassino, ?, Orfini, Lotti, Renzi, Migliore (?), Martina, Delrio, Franceschini, Orlando, Cuperlo (?).

Un “garante” che non garantisce.

Beppe Grillo e Chiara Appendino

A chi pensa che il PD dovrebbe rendersi disponibile per formare un governo con il M5S, chiedo (al netto di tutte le differenze nei programmi e dei giudizi sprezzanti) come si possano avviare trattative serie ed eventualmente stringere accordi affidabili, con un movimento il cui “garante” (?) è un comico che prende di punto in bianco decisioni vincolanti per il movimento stesso (vedi Olimpiadi).

Il 4 marzo si vota

Si vota il 4 marzo

Ad una settimana dal voto ho provato a riassumere le mie riflessioni al termine di una campagna elettorale breve ma combattuta, come sempre e forse più del solito, perché la posta in gioco è davvero alta.

Innanzitutto penso che dovremmo tutti recarci alle urne, non soltanto per esercitare un diritto/dovere civile, ma anche per esprimere con la nostra scelta il rifiuto di tutte le argomentazioni qualunquiste e disfattiste (“tanto non conta nulla”, “è tutto uno schifo”, “sono tutti uguali”, “pensano soltanto alla poltrona ed al loro interesse”, “con questa pessima legge elettorale non si risolverà nulla”…..) che non si sentono soltanto al bar o al mercato, ma che si leggono anche negli articoli di alcuni dotti commentatori politici.

Personalmente voterò per il Partito Democratico, al proporzionale e per i candidati al collegio uninominale della Camera e del Senato che vengono proposti dalla coalizione di centrosinistra, formata oltre che dal PD, da Insieme, da + Europa e da Civica popolare.

Ecco le ragioni che sono alla base della mia scelta.

In questi cinque anni, dal 2013 al 2018, i governi a guida PD, presieduti da Letta, Renzi e Gentiloni, hanno governato bene, facendo uscire il paese dalla crisi (il PIL, l’occupazione e la produzione industriale sono cresciuti e l’argomento che “si poteva fare meglio” non è tale da spostare il mio giudizio). Sono state approvate importanti riforme, alcune delle quali attese da molti anni: legge sul Dopo di noi, legge sulle Unioni civili,legge sul biotestamento, riforme della scuola, della giustizia e della pubblica amministrazione, rinnovo dei contratti pubblici, semplificazioni in materia fiscale e riduzione delle tasse (sul lavoro, sulla casa, 80 €), lotta all’evasione fiscale, reddito d’ inclusione, abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, riduzione canone Rai ecc. Sono solo alcune delle 100 cose fatte, contenute nel manifesto che elenca anche, per ciascuna di esse, altrettante proposte programmatiche per i prossimi anni. So bene che il giudizio sui risultati di questi cinque anni può essere articolato (sui bonus, sulle riforme ecc.) ma a mio giudizio il segno + prevale nettamente sul segno -. Ed anche il programma presentato, pur scontando un inevitabile ottimismo, è certamente più condivisibile, preciso, concreto e realizzabile dei “libri dei sogni” del Centrodestra e del M5S.

D’altro canto la classe politica che il PD ed i suoi alleati sono in grado di mettere in campo è, secondo me, indiscutibilmente più capace, competente ed apprezzata, anche a livello europeo ed internazionale, di qualsiasi altra: i Gentiloni, Minniti, Padoan, Franceschini, Martina, Orlando sono solo alcuni esponenti di una squadra che merita una riconferma nelle urne. Non ho dimenticato Matteo Renzi, che di questa squadra è stato per mille giorni, il capitano e che ha saputo poi assumere, dopo l’insuccesso del referendum costituzionale (del quale si è assunto la piena responsabilità) il ruolo di leader politico (legittimato dalle primarie), dando sostegno leale e collaborativo al governo Gentiloni, valorizzando il lavoro di squadra e ridimensionando il proprio profilo da “uomo solo al comando”. Faccio notare tra parentesi, che il PD è il solo partito a non avere il nome del proprio leader sulla scheda elettorale, a differenza dei vari Grasso, Di Maio, Salvini, Berlusconi, Meloni, Bonino, Lorenzin ecc.

Alle ragioni positive che m’inducono a votare per il PD e per il centrosinistra, si affiancano le riserve più o meno gravi nei confronti degli schieramenti avversari.

Il Centrodestra si presenta profondamente diviso al proprio interno, tra un Berlusconi (incandidabile ed ineleggibile) che cerca di recuperare un profilo da leader europeo moderato riproponendo in realtà il proprio irrealizzato repertorio di vent’anni fa, ed un Salvini xenofobo e sostenitore di un programma (flat tax al 15% ed abolizione della legge Fornero) iniquo ed economicamente insostenibile.

Il M5S si presenta privo di solidi e condivisi riferimenti ideali e valoriali, che non siano la conclamata “onestà” (peraltro smentita nei fatti, da alcuni dei suoi esponenti). Rivendicare di non essere né di destra né di sinistra può dare qualche vantaggio in termini elettorali ma espone questo movimento (che ormai è un partito) a sbandamenti ondivaghi sui temi programmatici (Europa, immigrazione ecc.). Inoltre la formazione delle liste elettorali ha evidenziato la “permeabilità” e scarsa trasparenza del movimento, nel quale possono venire candidate ed elette persone dal curriculum oscuro e dalla competenza discutibile.

Infine la lista LeU (Liberi ed uguali) si conferma non come un partito ma come un puro e semplice “cartello elettorale”, al quale Grasso e Boldrini hanno offerto un’occasionale “ombrello” unitario. Il programma è ricco di istanze valoriali e di propositi qualitativi ma scarso di obiettivi concreti e misurabili. Esso presenta tuttavia evidenti affinità con quello del PD (vedi ad esempio sullo jus soli). Che lo scopo fondamentale di LeU, almeno di alcuni dei suoi esponenti principali, sia soprattutto quello di danneggiare il PD a guida renziana, sperando così, dopo le elezioni, in un cambio di maggioranza all’interno di questo partito, è qualcosa di più di un sospetto.

I fatti di Macerata

Il corteo di Macerata

Il corteo di Macerata

Ha fatto molto discutere in questi giorni la scelta del PD (e dello stesso sindaco di Macerata) di mantenere un “basso profilo” di fronte ai drammatici fatti accaduti in questa città, ed in particolare la decisione di non promuovere e partecipare alla manifestazione contro il fascismo ed il razzismo svoltasi nella stessa città nella giornata di sabato scorso.

Ho riflettuto sulla cosa e sono giunto alla conclusione che l’ errore del PD, è stato quello di avere dato la sensazione di avere preso una posizione timida, passiva e motivata solo dalla paura di perdere consensi, nell’incapacità di assumere un’ iniziativa in grado di rispondere a tutte (e non solo ad alcune) delle questioni e dei problemi sollevati dai fatti di Macerata, anche per non acuire le divisioni e le lacerazioni del tessuto sociale ma per contribuire ad aumentarne la coesione.

Da questo punto di vista io credo che le tradizionali manifestazioni antifasciste ed antirazziste, con tanto di marcia, cartelli e slogan urlati e privi di controllo (vedi le ingiurie contro le vittime delle foibe), che rispetto a certi episodi possono essere necessarie e doverose, si rivelino, nel caso specifico, insufficienti perchè incapaci di interpretare lo stato d’animo non dico universale di una popolazione ma almeno quello nettamente maggioritario,utili soprattutto, in definitiva, a mettere la coscienza in pace a noi che non possiamo non dirci antifascisti ed antirazzisti.

Quello che ha detto Matteo Renzi, insomma, è vero ma troppo riduttivo, nel senso che non possiamo soltanto dire che ci troviamo di fronte a due gesti criminali, odiosi e da condannare senza se e senza ma. Una forza politica degna di questo nome non può giocare in difesa lasciando ad altri l’iniziativa ma deve essere capace di prendere una posizione tale da far fare un salto di qualità in positivo alle coscienze.

Se manifestazione doveva esserci, si trattava di orientarne i contenuti e lo svolgimento in modo tale da analizzare e contrastare sia la situazione di degrado umano e sociale messa in luce dalla tragica storia di Pamela, che ha diverse sfaccettature, non esclusa quella di una immigrazione difficile da gestire e governare nella sua complessità ma che genera paura e disagio (alimentati da speculatori come Salvini) in ampi strati della popolazione, anche di idee genericamente progressiste, sia l‘inaccettabile comportamento (dai contenuti razzisti e xenofobi) di chi ha ritenuto di dover fare giustizia da sé sparando nel mucchio di donne e uomini innocenti, colpevoli solo del colore della loro pelle.

Certo tenere insieme i due aspetti in una manifestazione (e non per cerchiobottismo ma perchè la situazione oggettivamente lo richiede) non era facile, avrebbe richiesto autorevolezza politico-culturale, capacità di creare consenso ed adesione senza fomentare ulteriori divisioni (come è purtroppo accaduto) ed anche creatività dal punto di vista organizzativo.

Programmi elettorali

PD

Ho letto sia il programma elettorale del PD che quello di LEU ed è ancora cresciuta in me, se possibile, la rabbia per la divisione a sinistra.

Infatti se si leggono i due programmi e si riflette senza pregiudizi sui principi e sui valori ispiratori dei due documenti le consonanze e le affinità di vedute sono assai maggiori delle diversità, a parte il leit motif, per LEU, della richiesta di discontinuità in materia di lavoro (no al Jobs act) e d’istruzione (no alla Buona scuola). E comunque ci sono molte più somiglianze (vedi ad esempio lo jus soli) di quante ce ne siano fra FI, Lega e FdI.

LEU

LEU

La differenza che salta agli occhi è soprattutto questa: il programma del PD è assai più ricco di cifre e di proposte concrete (condivisibili o meno), è già un programma di governo, mentre quello di LEU, pur ricco di contenuti, abbonda di aggettivi e di obiettivi qualitativi ma è assai povero di numeri.

Da notare, per inciso, che nel programma del PD non c’è traccia dell’abolizione del canone TV. Segno che Renzi ha preso atto del fatto che si trattava di una proposta poco motivata e di scarsa efficacia.

Infine una domanda: qualcuno ha notizie di Pisapia?