Il lettorato e l’accolitato alle donne

Accolitato e lettorato alle donne

Papa Francesco, con un motu proprio del 10 gennaio ha aperto alle donne l’accesso ai ministeri istituiti del lettorato e dell’accolitato, rimuovendo dopo quasi 50 anni, la limitazione posta da papa Paolo VI nella lettera apostolica “Ministeria quaedam”, istitutiva dei ministeri stessi.

Sono molto lieto per questa decisione che, sia pure tardivamente, riconosce alla donna un ruolo nella Chiesa che le compete, in quanto battezzata, al pari dell’uomo.

Avevo scritto sul mio blog l’1 dicembre del 2018 un post con il quale auspicavo motivatamente questo provvedimento ed avevo scritto un anno dopo, per la precisione il 13 ottobre del 2019 una lettera in tale senso al nostro arcivescovo, in occasione della lettera apostolica di papa Francesco “Aperuit illis” con la quale veniva istituita la Domenica della Parola e si aggiungeva che

I Vescovi potranno in questa Domenica celebrare il rito del Lettorato o affidare un ministero simile, per richiamare l’importanza della proclamazione della Parola di Dio nella liturgia. È fondamentale, infatti, che non venga meno ogni sforzo perché si preparino alcuni fedeli ad essere veri annunciatori della Parola con una preparazione adeguata, così come avviene in maniera ormai usuale per gli accoliti o i ministri straordinari della Comunione.”

Diversi commentatori hanno minimizzato la portata della decisione papale sostenendo che in definitiva essa non fa altro che dare conferma istituzionale alla prassi ormai diffusa che consente alle donne, durante le Messe, di leggere le letture dall’ambone e di distribuire la comunione ai fedeli.

Benchè non ci troviamo di fronte ad un fatto “rivoluzionario” a me pare che gli effetti del motu proprio siano più ampi.

Intanto anche sotto il profilo strettamente liturgico credo che la presenza delle donne lettore ed accolito in veste bianca sul presbiterio durante tutta la celebrazione eucaristica offrirà un’immagine un po’ più equilibrata e corrispondente alla diversità sessuale del popolo di Dio di quella attuale, solo maschile.

Inoltre anche i ruoli di catechista, evangelizzatrice, guida di gruppi del Vangelo o di coordinatrice di gruppi Caritas, già ampiamente ricoperti da donne, riceveranno dal riconoscimento ministeriale un’autorevolezza ed una riconoscibilità maggiore.

Infine dal momento che spesso nelle parrocchie i ministri istituiti ed i diaconi sono nella sostanza i collaboratori più stretti del parroco, il fatto che le donne possano avere accesso a tale ruolo attua quanto spesso papa Francesco ha affermato, cioè la necessità che nella Chiesa alle donne siano aperti spazi nei ruoli “dove si prendono le decisioni”. Qualcosa di analogo potrebbe/dovrebbe verificarsi anche all’interno delle curie episcopali.

Anche se il motu proprio mette bene in chiaro (quasi a voler tranquillizzare i fedeli conservatori) che la decisione del papa riguarda ministeri “istituiti” e non “ordinati”, io non dubito che il riconoscimento del lettorato e dell’accolitato alle donne è un passaggio verso l’apertura, prima (speriamo) o poi, al diaconato permanente, oggi ancora riservato ai maschi.

I tempi delle riforme ecclesiali, si sa, sono lunghi, ma lo Spirito lavora incessantemente.

Un tragico errore

Matteo Renzi

Mi sembra che Renzi stia ripetendo l’errore compiuto con il referendum costituzionale del 2016: ha ragione nel merito ma sbaglia tempi e modi del suo intervento. Il risultato è un danno per il paese e per la sua (di Renzi) immagine.

P.S.1 La cosa che mi stupisce è da un lato la capacità di Renzi di cogliere i nodi politici reali, dall’altro la sua totale incapacità (causata evidentemente da un IO ipertrofico) di prevedere le reazioni negative dell’opinione pubblica alle sue mosse.

P.S.2 Preso atto dei limiti e delle responsabilità di Renzi mi sembra che alcuni giornalisti (Travaglio, Scanzi e Padellaro, tutti del Fatto Quotidiano) siano letteralmente ossessionati da Matteo.

P.S.3 A proposito del dibattito sui fondi necessari per la sanità (MES sì, MES no ecc.) quello che mi stupisce è il silenzio assoluto del ministro Speranza. E’ vero che Leu è attentissimo a non “disturbare il manovratore” e tuttavia….

Bologna nel 2020 è al primo posto per la qualità della vita in Italia.

Sole24Ore

Per il 31° anno il Sole 24 Ore ha pubblicato la sua classifica sulla Qualità della vita nelle 107 Province italiane.

Nel 2020 è Bologna ad aggiudicarsi il primo posto, seguita a breve distanza da Bolzano e, al terzo posto, da Trento.

Questo risultato è motivo di grande soddisfazione per chi, come me vive a Bologna. Le classifiche del Sole24Ore sono serie e qualificate. Tuttavia credo importante esaminarle un po’ a fondo per cercare, al di là del posizionamento nella classifica generale, che può cambiare in misura rilevante da un anno all’altro, di trarne considerazioni utili a valutare con attenzione punti di forza e di debolezza del proprio territorio.

Anche perchè la classifica dipende dai parametri utilizzati nella ricerca. Ad esempio nell’ analoga ricerca di Italia Oggi, pubblicata pochi giorni orsono, al primo posto si classifica Pordenone, al secondo Trento mentre Bologna è soltanto al 27°posto!

Vale la pena di chiarire che la classifica del Sole 24 Ore si basa su 6 gruppi tematici composti ciascuno da 15 indicatori. La novità di quest’anno consiste nel fatto che sono stati introdotti diversi indicatori (25) per misurare le conseguenze della pandemia e che ben 60 indicatori su 90 sono stati aggiornati con dati riguardanti il 2020.

Prima di guardare più in dettaglio l’analisi che riguarda Bologna, può essere interessante richiamare due aspetti.

Per quanto riguarda le grandi Province metropolitane, Milano è 12°, Genova 19°, Torino 21°, Firenze 27°, Roma 32°, Venezia 33°, Bari 72°, Napoli 92° e Reggio Calabria 95°.

Non è solo Bologna a primeggiare nella graduatoria, ma è tutta l’Emilia-Romagna ad essere premiata da risultati lusinghieri. Cinque province (Bologna, Parma, Forlì-Cesena, Modena e Reggio Emilia) sono tra le prime 20 della classifica generale, ed anche le altre 4 sono ben piazzate, tutte comunque (salvo Rimini, penalizzata dalla crisi del turismo legata alla pandemia) in netto miglioramento rispetto all’anno precedente.

E veniamo alle luci ed alle ombre di Bologna.

Tra le 6 sottoclassifiche tematiche Bologna eccelle in “Ricchezza e consumi” (1°), “Ambiente e servizi” (2°), “Cultura e tempo libero” (3°) ed “Affari e lavoro” (4°), mentre presenta risultati critici in “Demografia e salute” (60°) e soprattutto in “Giustizia e sicurezza” (105°).

Affinando ancora l’analisi si constata come i parametri che premiano maggiormente Bologna sono: il reddito disponibile pro capite, il tasso di occupazione, le nuove iscrizioni anagrafiche, la digitalizzazione, l’istruzione e la formazione, la diffusione di internet e gli eventi sportivi.

Il punto più debole si conferma, come negli anni precedenti, la lentezza della macchina giudiziaria e, soprattutto, il numero di reati denunciati (furti, estorsioni e violenze sessuali), dato questo particolarmente sconfortante e che deve far riflettere.

Può essere interessante riportare anche le motivazioni e le ragioni che, secondo gli estensori della ricerca, sono alla base del primato di Bologna. E allora si parla di:

“Una miscela di buon governo e responsabilità diffuse, di ricchezza manifatturiera e competenze tecniche, di coesione dentro la comunità e accoglienza verso lo straniero”. “Solidità e sobrietà di una struttura sociale ed economica forse più lenta al cambiamento rispetto ai capoluoghi europei ma anche più resiliente quando sferzano venti contrari”. “Nel vortice dell’emergenza Covid, la provincia di Bologna ha sfoderato la capacità di restare in equilibrio tra innovazione e pigrizia, tra spirito competitivo e stile gaudente, pur con tassi di contagi sopra il 3% e Pil in caduta di oltre 8 punti”.”La forza di Bologna è essere un crocevia geografico del Vecchio continente (ha meno di 400mila abitanti in città, un milione in provincia) senza essere una capitale, aver cioè salvaguardato la dimensione a misura d’uomo all’interno e, a cascata, una più equa e capillare distribuzione del benessere nel territorio circostante”.

Per concludere credo non si possa prescindere dalla qualità dell’amministrazione e degli amministratori. “Il podio di Bologna è anche un premio alla normalità (nel suo significato migliore) dei due mandati di Virginio Merola, che non ha mai brillato nella classifica dei sindaci più amati ma chiude a testa alta il suo ultimo anno a Palazzo d’Accursio”. Un giudizio che sottoscrivo totalmente.

Le biblioteche devono restare aperte!

Biblioteca Scandellara

Tra i provvedimenti assunti dal governo per contrastare la pandemia era stata prevista la chiusura delle biblioteche.

Non condividendo questo provvedimento ho scritto nei giorni scorsi una lettera che è stata pubblicata il 3 dicembre da Repubblica Bologna:

“Francamente non riesco a capire per quale motivo si sia decisa la chiusura delle biblioteche di quartiere. Nei mesi precedenti la chiusura, si potevano prenotare telefonicamente i volumi, i dvd e le riviste desiderate che poi si ritiravano recandosi in biblioteca, entrando uno per volta, riconsegnando contestualmente i volumi presi in prestito in precedenza.

Non trovo questa modalità sostanzialmente diversa da quella che oggi si utilizza per acquistare un giornale in edicola o un volume in libreria.

Il recapito a domicilio, introdotto in questo periodo di chiusura potrebbe essere una comoda modalità per chi non può o non se la sente di recarsi in biblioteca, aggiuntiva e non alternativa al ritiro ed alla riconsegna in presenza.”

Questa mattina ho ricevuto la newsletter della Biblioteca Scandellara, che frequento abitualmente, che riportava questa notizia

L’ultimo Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 3 dicembre scorso, consente di riprendere il prestito in sede:
DA MERCOLEDI 9 DICEMBRE 2020
è di nuovo possibile prendere a prestito i libri direttamente in biblioteca,anche se esclusivamente su prenotazione.
Per il momento non è infatti possibile fermarsi a leggere o consultare libri, si può entrare solo per ritirare i libri prenotati e rendere i libri depositandoli negli appositi contenitori al banco della biblioteca.
E’ possibile continuare a utilizzare il servizio di Prestito a domicilio, i fattorini in bicicletta di Consegne Etiche vi porteranno direttamente a casa quello che vi interessa.
Sia per il ritiro a domicilio, sia per il prestito in biblioteca, contattare la biblioteca scrivendo a bibliotecascandellara@comune.bologna.it o telefonando allo 051 219 4301 negli orari di apertura.
Tutto avviene in maniera gratuita e sicura: i libri, sia quelli prenotati per il ritiro in biblioteca,
sia quelli ricevuti a casa con il prestito a domicilio,
sono sottoposti a quarantena dopo l’ultimo prestito e sono maneggiati in sicurezza.
Sono molto lieto che la ragionevolezza abbia prevalso!

Prmarie sì, primarie no.

Il sindaco uscente Virginio Merola

Non mi è ben chiaro il percorso che è destinato a portare alla individuazione del candidato sindaco di Bologna del centrosinistra nelle elezioni che si svolgeranno il prossimo anno.

Hanno fatto bene le Sardine a richiamare il PD ad una maggiore trasparenza, anche se era meglio evitare l’attacco personale a De Maria.

Ci sono stati gl’incontri del PD a livello di Quartiere sulla traccia di programma. Tuttavia non è stato chiarito in che rapporto sta il programma del PD con il programma del candidato sindaco nè come questo passaggio si inserisce nel percorso per la scelta del candidato.

Nella riunione a S.Donato-S.Vitale, alla quale ho partecipato, ci sono stati dei contributi, inseriti in un documento finale che non so che fine abbia fatto.

Nella stessa riunione qualcuno ha espresso una preferenza per Aitini, qualcuno si è espresso contro le primarie ma non era questo all’ordine del giorno.
Poi sul Resto del Carlino del 13 novembre è comparso un articolo assai dettagliato che dava conto delle consultazioni che il segretario Tosiani sta facendo all’interno del partito. A metà sondaggio tra le preferenze espresse in testa è Aitini, seguito da Lombardo e Lepore. Poi che succederà?

E De Maria che continua a non dirsi interessato (ma se gli chiedessero di fare il salvatore della patria penso che non direbbe di no) e la Gualmini?

Nessuna parola sui programmi, sull’alleanza (che deve essere larga, alla Bonaccini), sulle eventuali primarie…….

Se nel PD non si trova un accordo unanime (o quasi) sul candidato unico, il percorso corretto mi sembrerebbe questo: il PD predispone uno schema di programma con gli obiettivi essenziali, con cui va al confronto con le possibili forze alleate a sinistra e al centro, compresi i 5S. Si definiscono i contorni dell’alleanza e si fanno primarie di coalizione, a cui possono partecipare anche più candidati del PD (è già successo in passato). Chi vince è sostenuto da tutti: questa è la regola base senza la quale le primarie non hanno senso e sono controproducenti.

Cosa è successo in passato?

1995. Vitali vince al primo turno col 50,4 contro Gazzoni.

1999. Rottura Vitali/Partito DS. Primarie di coalizione. Vince Bartolini 79,9%. Seguono Cevenini (DS), Celli (Verdi), Paruolo (Ulivo).

Al primo turno Bartolini 46,6 Guazzaloca 41,5. Al secondo turno Guazzaloca 50,7 Bartolini 49,3

2004. Arriva Cofferati, candidato senza primarie. Dopo un’entusismante campagna elettorale vince al primo turno col 55,9 contro Guazzaloca al 40,6.

2009. Primarie del PD. Vince Delbono col 50, seguito da Cevenini 23,4, Merola 21,5 e Forlani 5,1

Delbono al primo turno prende il 49,4 e vince al secondo turno col 60,8.

2011. Primarie di coalizione vinte da Merola seguito da Frascaroli.

Merola al primo turno vince col 50,5

2016. Senza primarie perchè si ricandida il sindaco uscente. Merola al primo turno 39,5, al secondo turno vince col 54,6.

Insomma, negli ultimi 20 anni quando non c’era un candidato forte (Cofferati) o un sindaco al secondo mandato (Merola) si sono sempre fatte le primarie.

Vista la situazione legata alla pandemia (anche se non si conosceancora  la data delle elezioni), si dovranno trovare le opportune modalità organizzative e le eventuali piattaforme tecnologiche per lo svolgimento della consultazione ma al punto in cui siamo le primarie mi sembrano la strada maestra. Inoltre le primarie sono l’occasione per conoscere e valutare i programmi dei singoli candidati ed il perimetro della coalizione che li sostiene.

Per come stanno le cose in questo momento (21 novembre) non ho elementi sufficienti per esprimere le mie preferenze.

Da Emma, Carlo e Matteo nessuna risposta (o quasi)

Confesso che, senza nutrire tante illusioni, tuttavia  qualche speranza di ricevere una risposta alla lettera che ho inviato due mesi orsono ad Emma Bonino, Carlo Calenda e Matteo Renzi e che trovate anche poco sotto, in questo blog, la coltivavo.

Magari, pensavo, mi risponderà qualcuno del loro staff.

Invece, SILENZIO. Anzi no. Per la verità il 19 settembre ho ricevuto una risposta interlocutoria da parte dello staff di Matteo Renzi, che riporto di seguito:

Ciao,

Ti ringraziamo per il tuo sostegno e per averci scritto come la pensi.

Abbiamo inoltrato la tua mail a Matteo, che legge sempre tutto, poi per rispondere ad ognuno serve un po’ di tempo!
Inviaci ancora le tue riflessioni, se ti va.

Un affettuoso saluto,
Matteo Renzi staff
Chissà io continuo a sperare. Tanto non costa nulla!

Per un welfare di comunità a Bologna

Case di Quartiere

Il welfare di comunità implica lo sviluppo ed il potenziamento di alcuni servizi di prossimità, che hanno come protagonisti il Comune, i Quartieri, ASL, ASP e Terzo settore.

Può essere utile a tale scopo recuperare lo spirito e le esperienze della Bologna degli anni ‘ 70 (La febbre del fare).

Ero allora Presidente della Commissione servizi sociali del quartiere S.Donato. Sindaco Renato Zangheri. Assessori Eustachio Loperfido alla sanità ed Ermanno Tondi all’assistenza.

Innovazione nei servizi: nascono i poliambulatori. Si inaugurano i primi asili nido. Nascono i Consorzi socio-sanitari, strumento organizzativo ed istituzionale della integrazione tra i servizi sociali e sanitari. Nascono le Equipes medico-psico-pedagogiche per la chiusura delle scuole speciali e l’ inclusione dei bambini svantaggiati. Vengono assunti dei sociologi. E’ grande la partecipazione dei cittadini attraverso i Quartieri e le assemblee dove si sottolinea l’importanza della prevenzione. Le graduatorie per l’ammissione ai nidi sono gestite dai Quartieri.

Oggi più che inaugurare nuovi servizi vanno ripensati e potenziati alcuni servizi già esistenti quali: Continua…

Bologna in Ecosistema urbano 2020

Sono stati pubblicati nei giorni scorsi i risultati della indagine annuale Ecosistema urbano condotta da Legambiente in collaborazione con il Sole24ore. I dati si riferiscono all’anno 2019 e riguardano in realtà non le città capoluogo in quanto tali ma i territori provinciali, anche se diversi degli indicatori sui quali l’indagine si basa si riferiscono a servizi in ambito urbano.

Come sempre i risultati di ricerche come questa non vanno assolutizzati ed interpretati in modo strumentale dal punto di vista politico e tuttavia possono fornire utili riflessioni ed indicazioni di tipo quali-quantitativo.

Veniamo ai risultati.

Come sempre ai primi posti della graduatoria generale si collocano province del nord Italia che godono di una buona amministrazione: al primo posto c’è Trento, seguita da Mantova, Pordenone, Bolzano e Reggio Emilia. Poi Belluno, Parma e Cosenza (prima ed isolata provincia dell’Italia meridionale).

Bologna si classifica al sedicesimo posto, con un lieve arretramento rispetto al 2019 (13°) ed al 2018 (10°). La nostra provincia è comunque prima tra le province “metropolitane”, precedendo Firenze (24°), Venezia (27°) e Milano (29°). Molto più staccate le altre con Torino 80°, Roma 89°, Napoli 90° e Palermo (penultima) 103°.

Tra le regioni l’Emilia Romagna come sempre è ben piazzata, collocando 5 province tra le prime 20 della classifica generale.

Ecosistema urbano considera 18 indicatori raggruppati in 5 settori (Territorio ed energia, Aria, Acqua, Mobilità e Rifiuti). Per ogni indicatore viene stilata una classifica specifica. Se una provincia fosse prima in ognuna delle 18 classifiche parziali raggiungerebbe i 100 punti.

Trento (prima in classifica generale) ha 79,9 punti. Bologna ha 63,7 punti. Vibo Valentia (ultima) ne ha 23,3.

Per concludere possiamo dare uno sguardo ai piazzamenti di Bologna nelle graduatorie dei diversi parametri. La nostra provincia se la cava bene nei settori “acqua” (bene la capacità di depurazione e la dispersione della rete idrica) e “mobilità” (in particolare nel basso tasso di motorizzazione e nell’elevato numero di passeggeri del trasporto pubblico). Per quanto riguarda “aria” e “territorio” la valutazione è media, con discrete performances sulle concentrazioni di PM10, sul verde urbano, sull’utilizzo di energie alternative e sull’uso efficiente del suolo. Scarsa è al contrario la valutazione in materia di “rifiuti” (elevata produzione di rifiuti urbani e scarsa percentuale di raccolta differenziata).

In sintesi possiamo dire che l’indagine conferma per Bologna una buona valutazione complessiva in materia ambientale (soprattutto in confronto con le altre aree metropolitane) ed evidenzia con chiarezza i suoi punti di forza e le sue criticità che potrebbero essere oggetto d’ impegni precisi da parte dei candidati a Sindaco nelle elezioni della primavera prossima.

Cari Emma, Carlo e Matteo…..

Matteo Renzi, Carlo Calenda, Emma Bonino

Cari Emma, Carlo e Matteo, innanzitutto mi presento.

Mi chiamo Paolo Natali, ho 77 anni, sono nato e vivo a Bologna. Prima del pensionamento ho diretto il settore Ambiente della provincia di Bologna. Sono stato iscritto alla Margherita e, dalla sua fondazione ad oggi, al PD. Sono stato eletto in consiglio comunale a Bologna nel 2004 e nel 2009 nei gruppi Margherita e PD. Ho sostenuto Matteo Renzi, ho condiviso la sua azione di governo e continuo a seguire con attenzione (talvolta accompagnata da perplessità ed interrogativi) il suo impegno politico. Apprezzo Carlo Calenda, trovandomi spesso in sintonia con i suoi giudizi e con le sue prese di posizione, in particolare con la sua insistenza circa il deficit di capacità gestionale che caratterizza da sempre il sistema pubblico del nostro paese. Stimo Emma Bonino per le sue instancabili battaglie e per il suo coerente impegno europeista.

Detto ciò vi confesso la mia tristezza (unita ad una certa rabbia) tutte le volte che il lunedì sera prendo atto, nel Tg di Mentana, dei sondaggi che danno i partiti/movimenti di cui siete leaders oscillare ciascuno attorno al 3%.

Indubbiamente se penso alle vostre personalità, così forti e caratterizzate, e se analizzo con attenzione le vostre posizioni programmatiche, così come le alleanze decise in occasione delle prossime elezioni regionali e le scelte di fronte al referendum costituzionale (Azione e +Europa nettamente per il NO, più sfumata e pilatesca Italia Viva) non mi sfuggono le differenze e le diversità. D’altronde mentre Italia Viva fa parte della maggioranza di governo, Azione e + Europa sono all’opposizione.

E tuttavia ci sono anche state molte occasioni di convergenza tra voi e mi sembra che esista un comune riferimento politico, certo non esclusivo, nella liberaldemocrazia e nei suoi principi e valori ispiratori. Così come mi sembra comune una netta opposizione alla destra di Salvini e Meloni, che caratterizza anche i Verdi, altro partito/movimento del 2/3%.

Sarà forse soltanto un ingenuo desiderio di unità, merce davvero rara a sinistra, quello che mi spinge a chiedervi non una difficile ed improbabile fusione ma almeno qualche segnale e fatto concreto, lasciato alla vostra provata fantasia ed esperienza politica, che dia il senso di una tensione, di una ricerca, di un cammino verso una convergenza che possa dare vita ad un’aggregazione/federazione politica capace di raggiungere un consenso a due cifre, riuscendo magari ad attrarre anche un po’ di elettori moderati che hanno fin qui votato a destra ma che potrebbero sentirsi orfani di rappresentanza politica di fronte al populismo/sovranismo di Lega e Fratelli d’Italia ed all’inevitabile declino di Berlusconi, privo di eredi credibili.

Sogno forse la riedizione di un Ulivo a tre gambe ? E’ soltanto nostalgia ? Può darsi. D’altro canto continuo a credere nel bipolarismo e nell’alternanza ed in una legge elettorale maggioritaria che permetta al cittadino di scegliere con il suo voto da chi vuole essere governato, mettendolo al riparo dalle spericolate acrobazie postelettorali rese possibili da un sistema proporzionale. Nello stesso tempo mi auguro, ma non ne vedo purtroppo segni premonitori, una spaccatura del M5S che metta fine all’ambiguità di un movimento che spera di poter mantenere quella comoda rendita di posizione che gli deriva dal dire di non essere né di destra né di sinistra, e di poter disinvoltamente allearsi, sia con la Lega che con il PD.

Cosa ne pensate?

Resto in attesa di una vostra risposta che spero non mi deluda.

Paolo Natali

Bologna, 17 settembre 2020

Al referendum voterò NO

Referendum costituzionale

Come sapete i prossimi 20 e 21 settembre saranno “election days”: in quei giorni si voterà infatti per rinnovare un migliaio di consigli comunali, sette consigli regionali e, in tutta Italia, per il referendum senza quorum per decidere se confermare (con il SI’) o bocciare (con il NO) la modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione già approvata dal Parlamento, che prevede una riduzione del numero dei deputati (da 630 a 400) e dei senatori (da 315 a 200).

Già diversi esponenti politici hanno dichiarato nei giorni scorsi la loro scelta di voto rispetto al referendum. Ciò che colpisce è il fatto che persone anche affini dal punto di vista politico e ideale faranno scelte diverse, dando evidentemente più peso ad alcune motivazioni rispetto ad altre: il caso forse più eclatante è quello di Romano Prodi (che voterà NO) e di Enrico Letta (che voterà SI’).

Dopo attenta riflessione ho deciso che il mio voto sarà NO. Cerco di spiegarne le ragioni. Continua…