Da “Hanno rubato un tram” a “Un tram che si chiama Desiderio”

Tram a Bologna

Tram a Bologna

Le vicende che riguardano la programmazione in materia di trasporto pubblico negli ultimi vent’anni ed oltre, a Bologna, possono essere racchiuse tra i titoli di questi due film (il primo è una commedia del 1954 ambientata a Bologna, il secondo è un dramma americano del 1951): dal tram progettato sul finire degli anni ‘90 dalla giunta Vitali e cancellato da Guazzaloca, al tram proposto nel 2019 dalla giunta Merola.

In mezzo c’è una storia segnata da numerose varianti progettuali conseguenti a cambiamenti politico-amministrativi, con il vincolo dei finanziamenti pubblici che non si volevano perdere.

Si passa così dal tram di Vitali all’ossimoro del “tram su gomma” e del metrò di Guazzaloca, al progetto Civis modificato ed alla metrotranvia di Cofferati fino al filobus Crealis/Emilio ed al progetto PIMBO (Progetto integrato della mobilità bolognese), sul quale tornerò in seguito, di Merola.

Aggiungerei, per completare il quadro, il lento sviluppo del SFM (Servizio Ferroviario Metropolitano) ed in particolare del suo utilizzo in ambito urbano, ed il PM (People Mover), la navetta di collegamento rapido tra aeroporto e stazione ferroviaria che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo, visti i tempi) entrare in servizio a breve, dopo quasi un quindicennio dalla sua ideazione che si fa risalire a Romano Prodi.

Quindi una storia segnata da discontinuità, polemiche (classica quella tra detrattori del PM a favore del SFM e sostenitori della navetta), lentezze e ritardi tipici del nostro paese (esemplare quello dell’interramento della ferrovia ex-Veneta per l’eliminazione dei passaggi a livello in zona Massarenti).

Arriviamo così ai giorni nostri ed alla presentazione del nuovo progetto di tram (4 linee a cominciare dalla linea rossa) che, se i tempi saranno rispettati (ed è lecito dubitarne se si pensa al passato sopra descritto ed alla situazione d’incertezza politica che il paese sta attraversando) dovrebbe entrare in esercizio nel 2026: appropriato quindi chiamare questo tram, appunto, “Desiderio”. Continua…

Elezioni europee

Domenica 26 maggio si vota per eleggere il Parlamento europeo.

PD Europee 2019

Si vota, solo la domenica, dalle ore 7 alle 23, scegliendo una delle liste i cui simboli troverete sulla scheda. Oltre a tracciare una croce sul simbolo prescelto potete esprimere fino a tre preferenze scrivendone i nomi nelle righe accanto al simbolo. Attenzione: se darete due o tre preferenze dovrete scegliere candidati di genere diverso pena l’annullamento, rispettivamente, di una o due preferenze.

Si tratta di un voto di particolare importanza per almeno due motivi.

1) Dalla composizione del Parlamento europeo, dalla maggioranza che si potrà costituire in esso e, conseguentemente, da chi andrà a rivestire i ruoli più importanti nelle istituzioni europee (Presidente della Commissione, commissari, Presidente del parlamento, Presidente del consiglio europeo ecc. ) dipenderà la possibilità di procedere verso una sempre maggiore integrazione politica europea o, all’opposto, il realizzarsi di un maggiore peso dei sovranismi e dei nazionalismi che rendono l’Unione europea sempre più divisa al proprio interno, isolata, debole ed irrilevante a livello mondiale. Non c’è dubbio che questa Europa che oggi conosciamo debba migliorare, ma molte delle critiche che oggi si rivolgono ad essa andrebbero indirizzate piuttosto agli stati membri.

2) Dai risultati delle forze politiche nazionali dipenderà il futuro del nostro paese, un futuro più che mai carico di incognite e di pericoli non soltanto sul piano economico-sociale ma anche su quello delle libertà democratiche.

Il mio voto andrà alla lista del Partito Democratico con preferenze a Carlo Calenda ed Elisabetta Gualmini.

Ecco perchè voterò PD.

1) Per quanto riguarda lo scenario europeo il PD è parte dello schieramento dei socialisti e democratici (PSE) che insieme ai Popolari (PPE), ai Verdi europei ed ai Liberali e Democratici (ALDE) mi auguro possa rappresentare la netta maggioranza nel Parlamento europeo.

Il voto alla Lega di Salvini e quello ai 5Stelle contribuirebbero invece a rafforzare due schieramenti dichiaratamente sovranisti e nazionalpopulisti che hanno per obiettivo di fatto l’indebolimento e, in prospettiva, la fine dell’Unione europea, prospettiva assai gradita a Trump e Putin. Forza Italia è membro del PPE ma si pone l’obiettivo di staccare il PPE dall’alleanza con i socialisti per coalizzarsi con i sovranisti amici di Salvini (lepenisti in Francia, AFD in Germania, Orban in Ungheria…). Tra l’altro non va sottovalutato il peso del partito di Farage in Gran Bretagna che, dopo aver “brillantemente” operato per far prevalere la Brexit nel suo paese (senza perlatro sapere in che modo dare attuazione a questa sciagurata decisione), può ancora giocare un ruolo distruttivo a livello dell’intera Europa.

Gli altri partiti progressisti che presentano liste per le europee (+ Europa di Bonino e Pizzarotti, Europa verde, Sinistra italiana) è assai difficile che possano superare la soglia di sbarramento del 4% e, vista l’importanza della posta in gioco non si può correre il rischio di disperdere milioni di voti.

2) Sul piano nazionale io sono decisamente contrario al governo Lega/5Stelle per tante ragioni che penso possiate immaginare e, spero, condividere. Mi auguro pertanto che Salvini abbia un risultato inferiore alle aspettative suscitate da sondaggi.

Spero anche che il M5Stelle abbia meno voti del PD. Solo così, penso, il governo gialloverde andrà in crisi e si potrà aprire la strada a nuove elezioni politiche nelle quali si produca una situazione di bipolarismo tra una destra egemonizzata (ahimè) da Salvini ed una sinistra guidata dal PD, con i 5Stelle costretti a sciogliere le loro ambiguità, alleandosi, almeno in parte, con la sinistra. Ma la situazione politica nazionale meriterebbe un’analisi più approfondita, soprattutto nei suoi risvolti di carattere economico,il che esula dalle finalità di questo scritto.

Il governo Conte in rima

Giuseppe Conte

Col governo gialloverde

è l’Italia che ci perde.

Con la Lega e i Cinque Stelle

ne vediamo delle belle.

Sono per il cambiamento,

evocato ogni momento,

ma cambiare non conviene

anche ciò che andava bene 1.

Ecco qua la conclusione: Continua…

Il pubblico dei talk show

Lilli Gruber

Sono assai numerosi i talk show in tv con la presenza del pubblico (forse fa eccezione soltanto Ottoemezzo della Gruber). Mi sono chiesto in molte occasioni, di fronte agli applausi, più o meno frequenti, spesso contraddittori fra loro, a quale titolo le persone partecipino, se siano pagate o meno, se i politici che partecipano ai talk abbiano la possibilità di farsi accompagnare dai propri fans e, soprattutto, se gli applausi siano spontanei o comandati dalla regia.Tutte queste domande mi si sono ripresentate in occasione di una recente puntata di “Piazza pulita” nella quale Formigli ha preso le distanze dagli applausi del pubblico ad una dichiarazione razzista sui rom da parte di un residente di Casal Bruciato a Roma. Personalmente ritengo che gli applausi del pubblico, sopratutto se frequenti, siano motivo di distrazione e non giovino alla visione dei programmi. Sarei lieto di conoscere la vostra opinione e di avere magari qualche informazione sul tema. Grazie.

L’iniquità della flat tax

Tassa piatta

Una delle principali promesse/proposte dello schieramento di centrodestra nel corso della campagna elettorale per le elezioni politiche del marzo 2018 era l’introduzione della cosiddetta flat tax, vale a dire l’aliquota piatta/unica per il pagamento delle imposte dirette. La Lega parlava del 15%, Forza Italia del 23%. Entrambe le proposte, oltre a comportare un costo enorme, in termini di riduzione delle entrate per lo Stato, erano in palese contrasto con quanto prevede la nostra Costituzione che all’art.53 così recita:

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacita` contributiva.Il sistema tributario e` informato a criteri di progressivita`.

La progressività richiesta dalla Costituzione (chi più guadagna deve essere tassato in modo più che proporzionale rispetto al suo reddito) si traduce attualmente nel nostro sistema fiscale in cinque scaglioni di tassazione:

Scaglioni Aliquota marginale
Fino a 15 mila euro 23%
Da 15 mila a 28 mila euro 27%
Da 28 mila a 55 mila euro 38%
Da 55 mila a 75 mila euro 41%
Oltre 75 mila euro 43%

Tanto la proposta di Forza Italia quanto, ed ancor più, quella della Lega, erano palesemente incostituzionali.

Dopo le elezioni e la formazione del governo Lega/5stelle, si è tornati a parlare di flat tax. Qualche tempo fa venne avanzata l’ipotesi (un vero e proprio ossimoro) di una flat tax a due scaglioni, vale a dire il 15% per i redditi fino ad 80.000 € ed il 20% oltre tale cifra, ipotesi poi accantonata anche in considerazione del suo costo astronomico.

Con la legge finanziaria per il 2019 è stata poi introdotta una prima forma di flat tax, valida solo per i lavoratori autonomi (partite IVA), che prevede un’unica aliquota del 15% per i redditi fino a 65.000 €, mentre nell’approssimarsi delle elezioni europee la Lega spinge perchè nel Def (Documento di economia e finanza) che sta per essere pubblicato e che contiene il quadro macroeconomico e le previsioni di spesa per il 2020, venga introdotta una flat tax del 15% per i contribuenti (dipendenti e pensionati) con un reddito lordo inferiore ai 50.000 €.

Vorrei brevemente presentare le ragioni Continua…

Non chi dice: famiglia, famiglia….

Congresso Mondiale delle Famiglie

Le vivaci polemiche (del tutto giustificate nel merito se non nei toni) attorno al Congresso Mondiale delle Famiglie, svoltosi nei giorni scorsi a Verona, non ha consentito, a mio giudizio, d’ individuare obiettivi davvero utili alle famiglie del nostro paese.

Due esempi.

1) Si è molto parlato della legge 22 maggio 1978, n. 194 in materia di aborto.

Si sono sentite autentiche sciocchezze come questa: “ E’ una legge che autorizza l’omicidio e che andrebbe abrogata”.

In realtà la l.194 è una buona legge, che tra l’altro ha prodotto un calo costante delle interruzioni di gravidanza. Tuttavia è una legge che dovrebbe essere applicata in tutte le sue parti, compresi i primi articoli che riguardano anche la prevenzione dell’aborto.

Il suo titolo (“Norme per la tutela sociale della maternità e sull’ interruzione volontaria della gravidanza”) tiene insieme due aspetti, il primo dei quali rischia, nella realtà, di essere del tutto trascurato.

Vi invito a leggere i primi 5 articoli ed in particolare le mie sottolineature (in grassetto). Continua…

Quale futuro per il PD

Nicola Zingaretti

La mia opinione sul futuro del PD è che dopo l’elezione di Zingaretti a segretario, si sia aperta una finestra di opportunità per riconquistare il consenso degli elettori e per rioccupare un ruolo politico di rilievo in un ripristinato schema bipolare centrosinistra/centrodestra.

Penso anche che tale finestra non resterà aperta a lungo (qualche mese, fino all’autunno) e che se il nuovo segretario non saprà giocare bene le sue carte, il PD rischia di rifluire in un ruolo minoritario ed irrilevante.

Dopo le elezioni del 4 marzo 2018, nelle quali, con il 18,76% ha subito una pesante sconfitta, il PD, stando ai sondaggi, ha sostanzialmente conservato nell’anno trascorso, il medesimo consenso, lievemente aumentato negli ultimi tempi anche grazie al traino delle elezioni primarie e speculare al costante calo del M5S, crollato dal 32,68% alle elezioni al 20/21% degli ultimi sondaggi.

Anche i risultati ottenuti dal PD nelle più recenti elezioni regionali (Abruzzo, Sardegna e Basilicata) sono modesti e si prestano ad un moderato ottimismo soltanto in quanto anch’essi speculari al calo di consensi (rispetto alle elezioni politiche) del M5S. Va comunque sottolineato che i voti persi dai “grillini” sono andati solo in minima parte al PD (dove sono i milioni di elettori di sinistra che sarebbero fuggiti dal PD, pronti a rientrare in un PD “derensizzato”?) ed in prevalenza alla Lega o nell’astensione.

Triste dirlo ma a favore del PD nei prossimi mesi potrebbero giocare soprattutto le difficoltà economiche del paese, aggravate dall’aumento del debito pubblico e dalla recessione, che potrebbero aprire gli occhi degl’italiani sull’inadeguatezza del governo gialloverde.

Per parte sua il PD dovrebbe concentrarsi su alcune cose: conservare una sostanziale unità interna, costruire alleanze alla sinistra ed al centro, ponendosi come fulcro di uno schieramento formato da partiti, movimenti ed energie della società civile, puntare su due o tre punti programmatici coerenti con il proprio bagaglio valoriale ma ben identificabili, due o tre idee forti che si imprimano nella memoria e che possano rivelarsi vincenti perchè capaci d’interpretare il sentimento di larga parte dell’elettorato.

Sarà all’altezza Zingaretti del suo ruolo e del compito che lo attende? Da iscritto del Pd io me lo auguro vivamente anche se per la verità il suo profilo non mi sembra quello di un trascinatore capace di scaldare i cuori ma di un bravo e capace amministratore.

P.S. L’imbarazzante uscita di Zanda (tesoriere del PD di fresca nomina) sul finanziamento pubblico dei partiti e sull’aumento dell’indennità parlamentare conferma quanto sia difficile per gli esponenti del PD sintonizzarsi con gl’italiani.

Le caratteristiche del fascismo

Umberto Eco

Nel nostro paese ed in altri paesi europei riscuotono consensi crescenti leaders, partiti e movimenti di destra, più o meno estrema. A 100 anni dalla fondazione dei famigerati “Fasci di combattimento” può capitare di chiedersi se siamo di fronte ad un risorgere del fascismo.

Ho trovato interessante e stimolante questo testo apparso su qcodemag.it a firma di Andrea Colasuonno che, utilizzando una conferenza tenuta da Umberto Eco alla Columbia University nel 1995, fornisce criteri che ciascuno può utilizzare per trarne le sue conclusioni.

Buona lettura.

Viviamo tempi in cui si danno per morte le ideologie, non si è più né di destra né di sinistra, partiti fascisti partecipano a elezioni democratiche, rossobruni fanno gli opinionisti, impazzano schiere di ”non sono razzista ma”, vengono accolte come legittime differenze come quelle fra post-fascismo e fascismo del terzo millennio.

In tempi del genere è obiettivamente diventato sempre più difficile capire cosa sia fascista e cosa no. La cosa però non è una questione di lana caprina perché il fascismo è pericoloso, oltre ad essere in Italia vietato per legge.

Per fortuna la casa editrice La Nave di Teseo ha da poco pubblicato con il titolo Il fascismo eterno un intervento di Umberto Eco sull’argomento. È un discorso tenuto da Eco nell’aprile 1995 alla Columbia University in cui l’intellettuale, preoccupato che il fascismo potesse tornare sotto mentite spoglie a sconvolgere un’altra volta le nostre società, si fa carico di rendere evidenti delle caratteristiche costanti del fascismo, così da poterlo riconoscere.

Riproponiamo allora di seguito le 14 caratteristiche individuate da Eco, supportandole con esempi per renderne più chiara la fisionomia.

Continua…

Brexit o non Brexit?

La Camera dei Comuni

Sarà che sono cresciuto nel mito dell’eccellenza della democrazia britannica e dell’esemplare funzionamento delle istituzioni d’oltre Manica. Fatto sta che lo spettacolo dell’aula del Parlamento di Londra che da qualche tempo ci restituisce la televisione è francamente sconfortante: il succedersi di votazioni inconcludenti su ipotesi di accordo sulla Brexit, mozioni ed emendamenti, dà l’idea di un governo e di partiti che navigano senza sapere bene in che direzione condurre quel grande paese. In questo quadro drammatico ci sono alcuni aspetti curiosi (l’aula parlamentare organizzata fisicamente secondo uno schema bipolare, dove maggioranza e minoranza si fronteggiano ed i deputati non hanno nemmeno un ripiano dove poter scrivere), per me misteriosi (che significato hanno quei parlamentari che di tanto in tanto si alzano mentre parlano Theresa May o Jeremy Corbin per poi sedersi di nuovo?) o pittoreschi (come la voce e le cravatte di John Bercow, lo speaker-presidente della Camera dei Comuni).

I cattolici e la politica

Cattolici e politica

Sul Corriere di Bologna del 18 gennaio Giuseppe Paruolo ha dichiarato:

L’errore fu espellere la politica dalle parrocchie. Siamo passati da una fase in cui i preti consigliavano di votare DC, a una in cui per evitare di urtare qualcuno si è preferito confinare la politica fuori dalle parrocchie”.

Sono sostanzialmente d’accordo. Aggiungo tuttavia alcune considerazioni.

L’effetto della sterilizzazione delle comunità ecclesiali rispetto alla politica è stato quello di comunicare di fatto ai credenti l’idea qualunquistica che “la politica è una cosa sporca da cui è meglio stare lontani” e che tra fede e politica non c’è alcun rapporto, ignorando alcuni documenti fondamentali che orientano il cristiano su contenuti e stile della buona politica, come la costituzione conciliare Gaudium et spes, la lettera apostolica Octogesima Adveniens e tutta la dottrina sociale della Chiesa.

Dovrebbe ora essere compito dell’associazionismo cattolico (Acli, Mcl, Fuci, Ac, Agesci, Cl ecc.) e delle strutture ecclesiali (zone pastorali e parrocchie) d’ impegnarsi a fondo in un lavoro di carattere formativo ed informativo sul sistema politico, rivolto soprattutto (ma non solo) ai giovani, partendo dai testi fondamentali del magistero richiamati sopra, affiancando ad esso laboratori dedicati alla lettura dei quotidiani, all’analisi ed al commento dei fatti della politica partendo dalla realtà locale dei quartieri e della città. Esistono oggi a Bologna numerose occasioni (laboratori di progettazione partecipata, gruppi di cittadinanza attiva ecc.) per fare concrete esperienze di avvicinamento alla politica.

Comunque la preoccupazione di non trasferire all’interno della comunità cristiana le divisioni e le spaccature anche traumatiche tra credenti sostenitori di forze politiche diverse (con reciproche scomuniche) non può essere presa sottogamba. L’unico modo per evitarla è da un lato quello di rafforzare e rendere più matura la fede della comunità attraverso l’ ascolto della Parola (a ciò servono i piani pastorali di mons. Zuppi dopo il congresso eucaristico) dall’altro quello di evitare il confronto diretto sulle proposte politiche dei partiti (quota 100, decreto sicurezza, reddito di cittadinanza ecc.) e concentrarsi piuttosto sui grandi temi (immigrazione, lotta alla povertà, tutela dell’ambiente, sicurezza ecc.) a partire dalla dottrina sociale della chiesa. Poi ciascuno farà le sue scelte in ordine alle concrete soluzioni che i diversi partiti/movimenti propongono, tenendo presente che:

La politica può essere, a certe condizioni, un’alta forma di carità.

Il cristiano in politica deve essere lievito e distinguersi per un modo di fare politica disinteressato, di servizio.

La responsabilità delle scelte politiche è dei laici, i quali non debbono attendersi “l’imbeccata” dai pastori.

Non tutte le scelte politiche sono compatibili con la fede ma allo stesso tempo esiste per i cristiani una legittima pluralità di scelte politiche affidata alla loro coscienza adeguatamente formata.

Comuni valori e principi evangelici ispiratori non si traducono necessariamente nell’adesione alla medesima formazione politica. Il passaggio dai principi alle concrete scelte politiche implica infatti una mediazione ed un legittimo pluralismo.

Il laico credente, dopo attento discernimento, darà il proprio sostegno a quel partito/movimento che sente più affine ai propri ideali e valori mutuati dal Vangelo e si impegnerà comunque affinchè, all’interno di questo partito, le scelte politiche (leggi, norme, iniziative) siano sempre più conformi a quegli ideali.

E’ pertanto improponibile l’idea di un partito/movimento dei cristiani.