Qualche riflessione in tema di violenza sulle donne

Femminicidi

Si tratta di un fenomeno purtroppo ricorrente, che sembra non conoscere sosta e che troppo spesso ha come esito il femminicidio.

Da parte di associazioni femministe si chiede agli uomini di prendere posizione senza ambiguità di fronte a tale situazione, oltre che, ovviamente, di prendere personalmente le distanze da ogni comportamento violento nei confronti delle donne.

Devo dire che quando leggo questi appelli, caratterizzati in genere (con qualche giustificazione) da un tono di rimprovero e di accusa nei confronti del mio genere, reagisco condividendo (come non farlo?) le ragioni che ispirano le promotrici e aderendo di buon grado (costa poca fatica) ad unirmi ai maschi solidali con le vittime. A ciò si accompagna anche un rapido esame di coscienza che si conclude regolarmente con un’ autoassoluzione: certamente non mi sognerei mai di alzare le mani su una donna o di usarle violenza.

E tuttavia ho la sensazione che queste sequenze (episodi di violenza sulle donne – appelli di condanna – firma e adesione) siano insufficienti perchè non aiutano ad analizzare e ad affrontare le dinamiche e le tensioni del rapporto tra i generi, al di fuori dagli schemi precostituiti.

Non si tratta (voglio essere chiaro) di trovare attenuanti o giustificazioni a comportamenti ed azioni esecrabili e condannabili come la violenza fisica o mentale nei confronti delle donne, ma di cercare di fare chiarezza su quegli aspetti personali (di carattere psicologico o comportamentale) e sulle situazioni e condizioni di contesto nelle quali si producono malintesi, dissapori, conflitti e divisioni che non si sa come gestire e che sfociano in episodi e successivamente, in un clima ordinario di intolleranza e di violenza.

Questo processo di sincera autoanalisi, al di là dei classici stereotipi di genere, dovrebbe essere condotto da ogni uomo e da ogni donna in modo da individuare ed elencare, a partire dalla propria esperienza personale, le parole, i comportamenti, gli atteggiamenti dell’altro/a che suscitano reazioni e sentimenti ostili, di avversione, di contrapposizione e finanche di odio espressi od inespressi, che rappresentano la premesse ed il brodo di coltura della violenza verbale o fisica.

Per cercare di approfondire il tema ho acquistato il libro di Michela Murgia, “Stai zitta ed altre nove frasi che non vogliamo sentire più” e vorrei esprimere alcune impressioni ricavate dalla sua lettura. Continua…

Amarcord il Pilastro

Il Pilastro alla nascita

In un recente incontro della Commissione diocesana “Cose della politica” si è parlato dei “non luoghi”, cioè di quegli spazi che hanno la prerogativa, secondo l’antropologo francese Marc Augé, di non essere identitari, relazionali e storici. A questo proposito, benchè non corrisponda alla categoria classica dei non luoghi (sale d’aspetto, fermate dei bus, ascensori ecc.) mi è venuto in mente, almeno alla sua origine, il villaggio del Pilastro. Questo mi ha portato a ripensare alla sua storia ed alla sua evoluzione.

Il Pilastro nasce agl’inizi degli anni ‘60, all’interno del P.E.E.P. (Piano per l’edilizia economica e popolare) bolognese. Lo I.A.C.P. (Istituto Autonomo Case Popolari), l’attuale A.C.E.R., progetta e realizza un complesso edilizio destinato soprattutto ad immigrati dal meridione e da zone depresse del Ferrarese e del Polesine, utilizzando un’area ubicata ben al di là della Tangenziale, nel quartiere S.Donato. Il villaggio viene inaugurato nel 1966 dal cardinale Giacomo Lercaro ed accoglie all’inizio circa 2500 persone.

Si dà in questo modo risposta ad una domanda abitativa assai pressante in quegli anni (un altro analogo intervento si realizza alla Barca) ma secondo una modalità ben diversa da quella dei villaggi INA Casa: il Pilastro nasce come villaggio “dormitorio”, isolato e lontano dalla città, totalmente privo di servizi e di esercizi commerciali, abitato da un ceto popolare non integrato nel contesto cittadino.

Non ho mai abitato al Pilastro ma vivo con la mia famiglia in S.Donato dal 1968. Continua…

Le dimissioni di Zingaretti

Nicola Zingaretti

Neanche a farlo apposta, il giorno dopo aver postato un giudizio assai critico sulla situazione del PD, le improvvise dimissioni di Zingaretti confermano secondo me il giudizio di Gianfranco Brunelli.

Nel merito io penso quanto segue:

1) Le dimissioni mi sembrano il tentativo di drammatizzare in chiave personale la situazione del partito, cercando di evitare di affrontarne le ragioni politiche.

2) E’ urgente che il PD chiarisca la propria linea politica. Si conferma quella dell’alleanza (subalterna) con un M5S in crisi di identità, mascherata dalla scelta di Conte (”punto di riferimento fortissimo dei progressisti”) come leader - ma in realtà il vero leader è l’imprevedibike comico Grillo ? E a Roma sosteniamo la riconferma della Raggi?

3) A tal fine il PD, come gli altri partiti, dovrebbe approfittare di questo periodo di “letargo” della “politica politicante”, assecondando l’azione del governo Draghi allo scopo di superare la crisi pandemica e rilanciare il paese attraverso le riforme e l’utilizzo dei fondi del Recovery.

4) Penso che sia l’ora di smetterla di cavarsela scaricando tutte le colpe e le responsabilità su Renzi e sugli “ex-renziani”. Renzi ha commesso degli errori che ha pagato personalmente (l’ultimo, assai grave, quello del legame con il principe ereditario saudita) ma chiamarlo in causa addebitandogli le colpe delle difficoltà di Zingaretti non fa altro che sottolineare l’inadeguatezza di Zingaretti stesso. Ed i cosiddetti “ex-renziani” sono uomini politici che hanno, fino a prova contraria, una loro autonomia e che non sono eterodiretti.

Lo stato del PD

Il direttore de Il Regno, Gianfranco Brunelli, sul suo blog ha dedicato alla situazione del PD questo amaro commento che, da iscritto deluso al PD sento di condividere.

Questo Partito democratico, così com’è, con questi leader e questa linea politica non serve più. Non serve al Paese, né all’evoluzione politica del campo di centro-sinistra. La sua autoreferenzialità sul piano del potere (stare comunque e con chiunque purché al governo), il suo settarismo sul piano ideologico da PCI (si pensi ad esempio a Bettini, ideologo senza incarichi nel partito), l’esercizio della democrazia interna mai sperimentata e ora annunciata come possibile con la clausola «salvo COVID», ne fanno una «Cosa» disfunzionale allo sviluppo democratico del Paese.

Un PD non più «a vocazione maggioritaria» e divenuto proporzionalista puro è lo specchio del fallimento della storia riformista del Paese. L’esperienza del governo Conte è stata rivelatrice della sua involuzione politica: finire subalterni al Movimento 5 Stelle che si voleva egemonizzare è un capolavoro. Ora che Conte conferma di voler stare in politica e di starci come leader dei 5 Stelle, dando vita a un movimento «progressista» che punti a entrare nel Partito socialista europeo, quel fallimento si invera. Continua…

La crisi e Matteo Renzi (a puntate)

(15 gennaio 2021)

Sorprende che un politico navigato ed esperto come Matteo Renzi abbia innescato un processo (la crisi di governo) sbagliando la scelta dei tempi, dei modi e la previsione degli esiti.

Infatti le motivazioni addotte per giustificare il ritiro delle ministre di Italia viva dal governo erano secondo me corrette, più quelle di merito che quelle di metodo (Conte indubbiamente ci sta prendendo gusto a fare il presidente del consiglio e sfrutta talvolta il suo successo mediatico e la situazione critica dovuta alla pandemia, adottando uno stile di governo accentratore). Quanto al merito, il Recovery Plan era e probabilmente è ancora carente non tanto per quanto riguarda l’indicazione degli obiettivi generali dei progetti che lo compongono, ma soprattutto per l’assenza di una precisazione realistica delle modalità attuative (soggetto esecutore e responsabile, procedimento e cronoprogramma ecc.) e del sistema di governance e di controllo di gestione. A ciò si aggiunga l’incomprensibile rinuncia al MES sanitario ed il ritardo e le incertezze in materia di riforme (della pubblica amministrazione, della giustizia civile ed amministrativa, del fisco ecc.) tutti aspetti che mettono a rischio la possibilità di usufruire degl’ingenti finanziamenti messi a disposizione dall’Europa.

Ma detto ciò è chiaro che Renzi, come un solitario apprendista stregone, ha sbagliato nella previsione degli sbocchi della crisi, che gli è sfuggita di mano. Infatti penso che non si realizzerà nessuno degli esiti da lui previsti e auspicati, che erano, in ordine crescente di preferibilità: un governo Conte ter (a maggioranza invariata) nato da un’ implicita autocritica di Conte stesso e da un rimpasto sostanzioso, un governo con un nuovo premier, del PD o financo del M5S (sempre a maggioranza invariata), un governo con una capace presidenza non politica e sostenuto da una maggioranza allargata anche a componenti di centrodestra non antieuropee.

Quello che invece penso nascerà sarà un Conte ter con maggioranza ottenuta sostituendo IV con i cosiddetti responsabili. Renzi ha sottovalutato l’ostilità nei suoi confronti di PD e M5S e soprattutto il desiderio dei parlamentari di prolungare la legislatura fino alla fine e fenomeni di trasformismo.

(3 febbraio 2021)

E invece bisogna dire che Renzi si è rivelato ancora una volta un “animale politico” di grande capacità. L’incarico a Draghi corrisponde alla terza possibilità tra quelle elencate sopra.

Renzi è riuscito a portare la situazione politica dove voleva lui. Le ragioni per cui l’ha fatto (desiderio di visibilità e di protagonismo, convinzione sincera della inadeguatezza di Conte e del suo governo rispetto ai problemi attuali, rottura dell’equilibrio PD/M5S …..)sono oggetto di discussione e soprattutto l’esito finale (Draghi con un ministero di alto profilo sostenuto da una maggioranza solida e qualificata), è ancora incerto.

Al momento tuttavia si può dire che Renzi ha vinto, nonostante una impopolarità smisurata nel paese che talvolta rasenta l’odio, su cui pesa anche la vicenda Arabia Saudita, un vero e grave passo falso.

Un giudizio finale si potrà dare soltanto a governo Draghi insediato. Vedremo.

(14 febbraio)

Allora il governo Draghi ha giurato ieri ed è formalmente insediato. La prossima settimana si presenterà al parlamento per ottenere la (sicura) fiducia.

E’ già possibile esprimere un giudizio sull’insieme dei ministri scelti da Draghi.

Gli 8 ministri tecnici sul totale di 23 sono effettivamente di alto profilo, come chiesto dal Presidente della Repubblica. In particolare ce ne sono 4, di completa fiducia di Draghi (Franco, Colao, Cingolani e Giovannini) che hanno in mano l’economia ed il Recovery Plan.

C’è un sottosegretario alla presidenza del consiglio (Garofoli) che è un perfetto conoscitore della macchina amministrativa.

I 15 ministri politici sono stati scelti con un attento dosaggio dei pesi parlamentari dei partiti di appartenenza. Sono nomi non particolarmente divisivi e sembrano persone capaci di collaborare, al di là delle differenze politiche. Diversi tra loro (Di Maio, Bonetti, D’Incà, Dadone, Speranza, Guerrini, Franceschini), oltre alla tecnica Lamorgese, segnano anche una continuità con il governo Contebis che può facilitare l’azione di governo. Perplessità e riserve suscitano invece la scelta di Gelmini e Brunetta, per le precedenti esperienze nei governi Berlusconi. Anche la scarsa presenza femminile (8 su 23) dovuta soprattutto ai partiti di sinistra (Leu e PD) va segnalata tra gli aspetti critici.

Infine per quanto riguarda le riforme attese e necessarie, sembrano ben presidiate quella fiscale (Franco) e quella della giustizia (Cartabia). Meno quella della pubblica amministrazione (ancora Brunetta).

Voto complessivo: 8

Il lettorato e l’accolitato alle donne

Accolitato e lettorato alle donne

Papa Francesco, con un motu proprio del 10 gennaio ha aperto alle donne l’accesso ai ministeri istituiti del lettorato e dell’accolitato, rimuovendo dopo quasi 50 anni, la limitazione posta da papa Paolo VI nella lettera apostolica “Ministeria quaedam”, istitutiva dei ministeri stessi.

Sono molto lieto per questa decisione che, sia pure tardivamente, riconosce alla donna un ruolo nella Chiesa che le compete, in quanto battezzata, al pari dell’uomo.

Avevo scritto sul mio blog l’1 dicembre del 2018 un post con il quale auspicavo motivatamente questo provvedimento ed avevo scritto un anno dopo, per la precisione il 13 ottobre del 2019 una lettera in tale senso al nostro arcivescovo, in occasione della lettera apostolica di papa Francesco “Aperuit illis” con la quale veniva istituita la Domenica della Parola e si aggiungeva che Continua…

Un tragico errore

Matteo Renzi

Mi sembra che Renzi stia ripetendo l’errore compiuto con il referendum costituzionale del 2016: ha ragione nel merito ma sbaglia tempi e modi del suo intervento. Il risultato è un danno per il paese e per la sua (di Renzi) immagine.

P.S.1 La cosa che mi stupisce è da un lato la capacità di Renzi di cogliere i nodi politici reali, dall’altro la sua totale incapacità (causata evidentemente da un IO ipertrofico) di prevedere le reazioni negative dell’opinione pubblica alle sue mosse.

P.S.2 Preso atto dei limiti e delle responsabilità di Renzi mi sembra che alcuni giornalisti (Travaglio, Scanzi e Padellaro, tutti del Fatto Quotidiano) siano letteralmente ossessionati da Matteo.

P.S.3 A proposito del dibattito sui fondi necessari per la sanità (MES sì, MES no ecc.) quello che mi stupisce è il silenzio assoluto del ministro Speranza. E’ vero che Leu è attentissimo a non “disturbare il manovratore” e tuttavia….

Bologna nel 2020 è al primo posto per la qualità della vita in Italia.

Sole24Ore

Per il 31° anno il Sole 24 Ore ha pubblicato la sua classifica sulla Qualità della vita nelle 107 Province italiane.

Nel 2020 è Bologna ad aggiudicarsi il primo posto, seguita a breve distanza da Bolzano e, al terzo posto, da Trento.

Questo risultato è motivo di grande soddisfazione per chi, come me vive a Bologna. Le classifiche del Sole24Ore sono serie e qualificate. Tuttavia credo importante esaminarle un po’ a fondo per cercare, al di là del posizionamento nella classifica generale, che può cambiare in misura rilevante da un anno all’altro, di trarne considerazioni utili a valutare con attenzione punti di forza e di debolezza del proprio territorio.

Anche perchè la classifica dipende dai parametri utilizzati nella ricerca. Ad esempio nell’ analoga ricerca di Italia Oggi, pubblicata pochi giorni orsono, al primo posto si classifica Pordenone, al secondo Trento mentre Bologna è soltanto al 27°posto! Continua…

Le biblioteche devono restare aperte!

Biblioteca Scandellara

Tra i provvedimenti assunti dal governo per contrastare la pandemia era stata prevista la chiusura delle biblioteche.

Non condividendo questo provvedimento ho scritto nei giorni scorsi una lettera che è stata pubblicata il 3 dicembre da Repubblica Bologna:

“Francamente non riesco a capire per quale motivo si sia decisa la chiusura delle biblioteche di quartiere. Nei mesi precedenti la chiusura, si potevano prenotare telefonicamente i volumi, i dvd e le riviste desiderate che poi si ritiravano recandosi in biblioteca, entrando uno per volta, riconsegnando contestualmente i volumi presi in prestito in precedenza.

Non trovo questa modalità sostanzialmente diversa da quella che oggi si utilizza per acquistare un giornale in edicola o un volume in libreria.

Il recapito a domicilio, introdotto in questo periodo di chiusura potrebbe essere una comoda modalità per chi non può o non se la sente di recarsi in biblioteca, aggiuntiva e non alternativa al ritiro ed alla riconsegna in presenza.”

Questa mattina ho ricevuto la newsletter della Biblioteca Scandellara, che frequento abitualmente, che riportava questa notizia Continua…

Primarie sì, primarie no.

Il sindaco uscente Virginio Merola

Non mi è ben chiaro il percorso che è destinato a portare alla individuazione del candidato sindaco di Bologna del centrosinistra nelle elezioni che si svolgeranno il prossimo anno.

Hanno fatto bene le Sardine a richiamare il PD ad una maggiore trasparenza, anche se era meglio evitare l’attacco personale a De Maria.

Ci sono stati gl’incontri del PD a livello di Quartiere sulla traccia di programma. Tuttavia non è stato chiarito in che rapporto sta il programma del PD con il programma del candidato sindaco nè come questo passaggio si inserisce nel percorso per la scelta del candidato.

Nella riunione a S.Donato-S.Vitale, alla quale ho partecipato, ci sono stati dei contributi, inseriti in un documento finale che non so che fine abbia fatto. Continua…