Cosa può nascere da un matrimonio per interesse

Penso che il governo PD/M5S è nato come un matrimonio per interesse. Se i due contraenti, vivendo insieme e condividendo gioie e fatiche della vita comune, cominceranno a conoscersi, ad apprezzarsi reciprocamente, ad avere fiducia l’uno nell’altro senza rimpiangere relazioni del passato, a non mettere in piazza davanti a tutti i difetti e le carenze dell’altro enfatizzando i propri (presunti) meriti, è possibile che a poco a poco nasca se non l’amore almeno la stima. In caso contrario andranno avanti per un po’ da separati in casa per poi lasciarsi definitivamente.

Al via il Contebis

Giuseppe ConteLa crisi di governo aperta da Salvini un mese fa, si avvia a soluzione: lunedì e martedì prossimi il governo Contebis dovrebbe ottenere la fiducia dei due rami del Parlamento.

Nel mio post del 16 agosto ritenevo difficile (pur sperando di sbagliarmi) la formazione di un governo formato da M5S e PD e pensavo più probabile il voto anticipato in autunno: sono lieto di essermi sbagliato perchè la sconfitta di Salvini e delle sue mire di “pieni poteri” è una buona notizia per il paese.

Non sono tra quelli che ritengono che l’accordo tra M5S e PD si poteva raggiungere anche dopo le elezioni del marzo 2018 e che Renzi allora abbia sbagliato ad ostacolare tale accordo. Un anno e mezzo fa non c’erano le condizioni per dare vita ad una coalizione tra questi due partiti dopo una campagna elettorale di contrapposizione feroce e senza esclusione di colpi.

C’era bisogno (purtroppo per il paese) di passare attraverso il fallimento del “contratto” fra Lega e M5S. Questo fallimento dovrebbe avere insegnato qualcosa a tutti i protagonisti politici, in particolare PD e “grillini”, che mi auguro abbiano bene appreso la lezione.

Ho letto i 29 punti che sono alla base del programma di governo:essi rappresentano una piattaforma di taglio progressista, con diverse apprezzabili novità, ma si tratta solo di una premessa necessaria ma non sufficiente a garantire la durata del governo stesso fino alla fine della legislatura.

In questo caso è più che mai vero che “la bontà del budino si potrà provarla solo dopo averlo assaggiato”.

Perchè il nuovo governo abbia lunga vita e sia davvero un governo di svolta, come auspicato da Zingaretti, è necessario che si verifichino diverse condizioni.

Il PD innanzitutto dovrà saper fare proprie alcune tra le istanze più genuinamente “popolari” del M5S. Quest’ultimo dovrebbe, a mio giudizio, proseguire nella maturazione che è iniziata nel corso della fallimentare esperienza di governo con la Lega: alcune ingenuità sono già state accantonate (i capigruppo in carica per sei mesi, l’”uno vale uno”, l’introduzione del “mandato zero” per aggirare il vincolo dei due mandati); è auspicabile che venga abbandonata anche l’assurda affermazione “non siamo né di destra né di sinistra”.

Resta purtroppo la concezione sbagliata di una democrazia diretta (peraltro opaca, vedi piattaforma Rousseau gestita da un privato) contrapposta alla democrazia rappresentativa.

L’aver fatto esperienza di quel Parlamento nel quale erano entrati per “aprirlo come una scatoletta di tonno”ha certamente contribuito a misurarsi con la realtà ed a migliorare la preparazione di una classe dirigente inesperta.

Tutto questo forse richiederebbe anche un cambio di direzione politica nel M5S, ma questo resta un auspicio forse destinato a rimanere tale.

Un ruolo importante per il successo del nuovo governo è destinato a giocarlo il primo ministro Giuseppe Conte: la dura filippica contro Salvini davanti al Senato non può far dimenticare i quattordici mesi di sudditanza alle politiche della Lega. E tuttavia l’esperienza fatta è servita anche a lui, non soltanto in termini di “professionalità” ma anche per assumere fino in fondo il ruolo di colui che indirizza e guida l’azione di governo, non limitandosi soltanto a “fare da paciere” ma propiziando con la necessaria autorevolezza, la ricerca delle necessarie sintesi politiche.

La formazione del nuovo governo non cancella le diversità, anche profonde, che esistono tra PD e M5S. Tuttavia affinchè queste diversità non si manifestino giorno dopo giorno attraverso dichiarazioni polemiche dall’una e dall’altra parte, in una continua campagna elettorale (come nel corso degli ultimi mesi del governo con la Lega), è necessario che gli esponenti dei due partiti evitino di agitare le rispettive bandiere attraverso gli organi d’informazione ed i social e s’impegnino in un confronto laborioso e discreto per la ricerca delle soluzioni che fanno davvero quell’”interesse degl’italiani” che tutti dicono di voler perseguire.

C’è chi (Bersani, Speranza) con un ingenuo (secondo me) ottimismo della volontà, vede già in questa alleanza di governo una coalizione fondata su valori comuni di sinistra esportabile anche a livello locale, a cominciare dalle prossime elezioni regionali.

Personalmente credo che questa non sia già una realtà ma soltanto una prospettiva che va conquistata attraverso una maturazione politica che nasce dalla conoscenza e dalla stima reciproca, frutto di un lavoro comune sostenuto dalla convinzione che l’eventuale fallimento di questo governo propizierebbe una assai probabile vittoria di Salvini e della destra estrema da lui egemonizzata: una pessima notizia per l’Italia e gl’italiani.

Smarrimento

Beppe Grillo

Dopo aver cercato,soltanto poche ore fa, di fare il punto sull’evoluzione della crisi politica sulla base di criteri di razionalità e ragionevolezza, l’ascolto della rassegna stampa di questa mattina (sabato 24 agosto) mi ha trasmesso una sensazione di smarrimento e di disorientamento.

Le variabili sono tante che diventa francamente impossibile prevedere gli sviluppi futuri ed anche esprimere le proprie preferenze.

I 5S sono divisi tra la ricerca di un accordo con il PD per un governo che duri e la nostalgia per la Lega pronta a fare “ponti d’oro” a Di Maio.

Il PD è diviso tra chi spinge per un’intesa a tutti i costi con i 5S (anche con un Conte bis) e chi vede di buon occhio il voto anticipato.

Anche nella Lega ci sono (sia pure più nascoste) incertezze tra chi preferisce un nuovo governo gialloverde e chi vorrebbe votare subito.

Ed è meglio il voto subito (con probabile, ma non certa, vittoria di Salvini e suo dominio incontrastato per almeno cinque anni – ma anche con possibile buon risultato del Pd e della sinistra e sostanzioso dimagrimento dei 5S) o il prolungamento della legislatura (con una riedizione presumibilmente di non lunga durata di un nuovo governo Lega-5S o con un nuovo governo PD-5S probabilmente dalla vita incerta e tormentata)?

Ogni giorno, ogni ora ci consegna una novità: Grillo vuole Conte al governo, Di Battista rimpiange Salvini, Renzi attacca Gentiloni…..

Vedremo cosa ci riserva la giornata di oggi.

Intanto si naviga a vista.

Crisi di governo. Seconda puntata

Sergio Mattarella

Ad una settimana esatta dal mio precedente post, aggiorno la situazione della crisi rifacendomi a quanto avevo scritto venerdì scorso (16 agosto) e verificando l’esattezza (o meno) delle mie previsioni.

1) Il premier Conte ha in effetti attaccato duramente e motivatamente Matteo Salvini nel suo intervento in Senato, addossandogli la responsabilità della crisi che si è aperta attraverso le dimissioni dello stesso Conte, presentate al Capo dello Stato la sera stessa del 20 agosto.

2) Salvini, pur dichiarandosi favorevole e pronto al voto, ha cercato di recuperare un rapporto con il M5S, arrivando fino ad offrire a Di Maio (in occasione delle consultazioni di Mattarella il 22 agosto) il ruolo di Presidente del Consiglio, dimostrandosi così incerto e tutt’altro che sicuro della scelta fatta di sfiduciare il governo Conte. In ogni caso la prospettiva di una riedizione del governo gialloverde si conferma del tutto priva di fondamento.

3) PD e M5S hanno cinque giorni di tempo (salvo breve proroga concessa da Mattarella) per provare a costruire una proposta di governo politico che duri per il resto della legislatura. Mi ero dichiarato favorevole a questa soluzione pur considerandola non facile da realizzare. Confermo questo giudizio alla luce delle dichiarazioni rese dalle delegazioni dei due partiti dopo l’incontro con il Presidente della Repubblica.

Zingaretti ha enunciato 5 punti programmatici (approvati all’unanimità dalla direzione del PD) sui quali verificare l’intesa con il M5S: su questi, in verità, l’accordo non dovrebbe essere difficile. Viene anche richiesta, comprensibilmente, una discontinuità con il governo gialloverde, soprattutto, immagino, in termini di protagonisti, a cominciare dal premier. A tali punti Zingaretti ne ha poi aggiunti altri 3 (abolizione dei decreti sicurezza, ridiscussione della riduzione dei parlamentari ed accordo preventivo sulla manovra economica) i primi due dei quali appaiono più difficili da digerire da parte dei grillini.

Di Maio, da parte sua, dopo l’incontro con Mattarella ha letto un decalogo assai particolareggiato di obiettivi irrinunciabili (?) per il movimento tra i quali alcuni (acqua pubblica, no alle trivelle ed agl’inceneritori) mi sembrano “identitari” e “di bandiera” ma di fatto accantonabili con una certa facilità. Viene tenuto fermo l’obiettivo della riduzione dei parlamentari, che rappresenta forse lo scoglio principale nella trattativa.

Per concludere. Se c’è una forte volontà politica di trovare un accordo tutto è superabile e l’accordo si trova con le necessarie mediazioni e rinunce reciproche. Molto dipende anche, a questo punto, dai nomi che dovranno occupare i ministeri dell’eventuale governo giallorosso.

Il mio “auspicio dubbioso” circa una soluzione positiva della crisi rimane immutato.

4) L’alternativa, in caso di mancato accordo, resta un governo tecnico-elettorale per accompagnare il paese al voto a fine ottobre/primi di novembre.

Situazione grave ma non seria

Vorrei provare, oggi 16 agosto 2019, a riflettere sulla situazione politica del nostro paese, le cui vicende si susseguono in modo sempre più vorticoso, attraverso continue novità e colpi di scena che lasciano talvolta spiazzati i suoi protagonisti, costringendoli talvolta a repentini cambiamenti di posizione.

Provo a mettere in fila alcune considerazioni ed a tentare alla fine una previsione, peraltro abbastanza azzardata, visti i continui cambiamenti di scenario. Continua…

Da “Hanno rubato un tram” a “Un tram che si chiama Desiderio”

Tram a Bologna

Tram a Bologna

Le vicende che riguardano la programmazione in materia di trasporto pubblico negli ultimi vent’anni ed oltre, a Bologna, possono essere racchiuse tra i titoli di questi due film (il primo è una commedia del 1954 ambientata a Bologna, il secondo è un dramma americano del 1951): dal tram progettato sul finire degli anni ‘90 dalla giunta Vitali e cancellato da Guazzaloca, al tram proposto nel 2019 dalla giunta Merola.

In mezzo c’è una storia segnata da numerose varianti progettuali conseguenti a cambiamenti politico-amministrativi, con il vincolo dei finanziamenti pubblici che non si volevano perdere.

Si passa così dal tram di Vitali all’ossimoro del “tram su gomma” e del metrò di Guazzaloca, al progetto Civis modificato ed alla metrotranvia di Cofferati fino al filobus Crealis/Emilio ed al progetto PIMBO (Progetto integrato della mobilità bolognese), sul quale tornerò in seguito, di Merola.

Aggiungerei, per completare il quadro, il lento sviluppo del SFM (Servizio Ferroviario Metropolitano) ed in particolare del suo utilizzo in ambito urbano, ed il PM (People Mover), la navetta di collegamento rapido tra aeroporto e stazione ferroviaria che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo, visti i tempi) entrare in servizio a breve, dopo quasi un quindicennio dalla sua ideazione che si fa risalire a Romano Prodi.

Quindi una storia segnata da discontinuità, polemiche (classica quella tra detrattori del PM a favore del SFM e sostenitori della navetta), lentezze e ritardi tipici del nostro paese (esemplare quello dell’interramento della ferrovia ex-Veneta per l’eliminazione dei passaggi a livello in zona Massarenti).

Arriviamo così ai giorni nostri ed alla presentazione del nuovo progetto di tram (4 linee a cominciare dalla linea rossa) che, se i tempi saranno rispettati (ed è lecito dubitarne se si pensa al passato sopra descritto ed alla situazione d’incertezza politica che il paese sta attraversando) dovrebbe entrare in esercizio nel 2026: appropriato quindi chiamare questo tram, appunto, “Desiderio”. Continua…

Elezioni europee

Domenica 26 maggio si vota per eleggere il Parlamento europeo.

PD Europee 2019

Si vota, solo la domenica, dalle ore 7 alle 23, scegliendo una delle liste i cui simboli troverete sulla scheda. Oltre a tracciare una croce sul simbolo prescelto potete esprimere fino a tre preferenze scrivendone i nomi nelle righe accanto al simbolo. Attenzione: se darete due o tre preferenze dovrete scegliere candidati di genere diverso pena l’annullamento, rispettivamente, di una o due preferenze.

Si tratta di un voto di particolare importanza per almeno due motivi.

1) Dalla composizione del Parlamento europeo, dalla maggioranza che si potrà costituire in esso e, conseguentemente, da chi andrà a rivestire i ruoli più importanti nelle istituzioni europee (Presidente della Commissione, commissari, Presidente del parlamento, Presidente del consiglio europeo ecc. ) dipenderà la possibilità di procedere verso una sempre maggiore integrazione politica europea o, all’opposto, il realizzarsi di un maggiore peso dei sovranismi e dei nazionalismi che rendono l’Unione europea sempre più divisa al proprio interno, isolata, debole ed irrilevante a livello mondiale. Non c’è dubbio che questa Europa che oggi conosciamo debba migliorare, ma molte delle critiche che oggi si rivolgono ad essa andrebbero indirizzate piuttosto agli stati membri.

2) Dai risultati delle forze politiche nazionali dipenderà il futuro del nostro paese, un futuro più che mai carico di incognite e di pericoli non soltanto sul piano economico-sociale ma anche su quello delle libertà democratiche.

Il mio voto andrà alla lista del Partito Democratico con preferenze a Carlo Calenda ed Elisabetta Gualmini.

Ecco perchè voterò PD.

1) Per quanto riguarda lo scenario europeo il PD è parte dello schieramento dei socialisti e democratici (PSE) che insieme ai Popolari (PPE), ai Verdi europei ed ai Liberali e Democratici (ALDE) mi auguro possa rappresentare la netta maggioranza nel Parlamento europeo.

Il voto alla Lega di Salvini e quello ai 5Stelle contribuirebbero invece a rafforzare due schieramenti dichiaratamente sovranisti e nazionalpopulisti che hanno per obiettivo di fatto l’indebolimento e, in prospettiva, la fine dell’Unione europea, prospettiva assai gradita a Trump e Putin. Forza Italia è membro del PPE ma si pone l’obiettivo di staccare il PPE dall’alleanza con i socialisti per coalizzarsi con i sovranisti amici di Salvini (lepenisti in Francia, AFD in Germania, Orban in Ungheria…). Tra l’altro non va sottovalutato il peso del partito di Farage in Gran Bretagna che, dopo aver “brillantemente” operato per far prevalere la Brexit nel suo paese (senza perlatro sapere in che modo dare attuazione a questa sciagurata decisione), può ancora giocare un ruolo distruttivo a livello dell’intera Europa.

Gli altri partiti progressisti che presentano liste per le europee (+ Europa di Bonino e Pizzarotti, Europa verde, Sinistra italiana) è assai difficile che possano superare la soglia di sbarramento del 4% e, vista l’importanza della posta in gioco non si può correre il rischio di disperdere milioni di voti.

2) Sul piano nazionale io sono decisamente contrario al governo Lega/5Stelle per tante ragioni che penso possiate immaginare e, spero, condividere. Mi auguro pertanto che Salvini abbia un risultato inferiore alle aspettative suscitate da sondaggi.

Spero anche che il M5Stelle abbia meno voti del PD. Solo così, penso, il governo gialloverde andrà in crisi e si potrà aprire la strada a nuove elezioni politiche nelle quali si produca una situazione di bipolarismo tra una destra egemonizzata (ahimè) da Salvini ed una sinistra guidata dal PD, con i 5Stelle costretti a sciogliere le loro ambiguità, alleandosi, almeno in parte, con la sinistra. Ma la situazione politica nazionale meriterebbe un’analisi più approfondita, soprattutto nei suoi risvolti di carattere economico,il che esula dalle finalità di questo scritto.

Il governo Conte in rima

Giuseppe Conte

Col governo gialloverde

è l’Italia che ci perde.

Con la Lega e i Cinque Stelle

ne vediamo delle belle.

Sono per il cambiamento,

evocato ogni momento,

ma cambiare non conviene

anche ciò che andava bene 1.

Ecco qua la conclusione: Continua…

Il pubblico dei talk show

Lilli Gruber

Sono assai numerosi i talk show in tv con la presenza del pubblico (forse fa eccezione soltanto Ottoemezzo della Gruber). Mi sono chiesto in molte occasioni, di fronte agli applausi, più o meno frequenti, spesso contraddittori fra loro, a quale titolo le persone partecipino, se siano pagate o meno, se i politici che partecipano ai talk abbiano la possibilità di farsi accompagnare dai propri fans e, soprattutto, se gli applausi siano spontanei o comandati dalla regia.Tutte queste domande mi si sono ripresentate in occasione di una recente puntata di “Piazza pulita” nella quale Formigli ha preso le distanze dagli applausi del pubblico ad una dichiarazione razzista sui rom da parte di un residente di Casal Bruciato a Roma. Personalmente ritengo che gli applausi del pubblico, sopratutto se frequenti, siano motivo di distrazione e non giovino alla visione dei programmi. Sarei lieto di conoscere la vostra opinione e di avere magari qualche informazione sul tema. Grazie.

L’iniquità della flat tax

Tassa piatta

Una delle principali promesse/proposte dello schieramento di centrodestra nel corso della campagna elettorale per le elezioni politiche del marzo 2018 era l’introduzione della cosiddetta flat tax, vale a dire l’aliquota piatta/unica per il pagamento delle imposte dirette. La Lega parlava del 15%, Forza Italia del 23%. Entrambe le proposte, oltre a comportare un costo enorme, in termini di riduzione delle entrate per lo Stato, erano in palese contrasto con quanto prevede la nostra Costituzione che all’art.53 così recita:

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacita` contributiva.Il sistema tributario e` informato a criteri di progressivita`.

La progressività richiesta dalla Costituzione (chi più guadagna deve essere tassato in modo più che proporzionale rispetto al suo reddito) si traduce attualmente nel nostro sistema fiscale in cinque scaglioni di tassazione:

Scaglioni Aliquota marginale
Fino a 15 mila euro 23%
Da 15 mila a 28 mila euro 27%
Da 28 mila a 55 mila euro 38%
Da 55 mila a 75 mila euro 41%
Oltre 75 mila euro 43%

Tanto la proposta di Forza Italia quanto, ed ancor più, quella della Lega, erano palesemente incostituzionali.

Dopo le elezioni e la formazione del governo Lega/5stelle, si è tornati a parlare di flat tax. Qualche tempo fa venne avanzata l’ipotesi (un vero e proprio ossimoro) di una flat tax a due scaglioni, vale a dire il 15% per i redditi fino ad 80.000 € ed il 20% oltre tale cifra, ipotesi poi accantonata anche in considerazione del suo costo astronomico.

Con la legge finanziaria per il 2019 è stata poi introdotta una prima forma di flat tax, valida solo per i lavoratori autonomi (partite IVA), che prevede un’unica aliquota del 15% per i redditi fino a 65.000 €, mentre nell’approssimarsi delle elezioni europee la Lega spinge perchè nel Def (Documento di economia e finanza) che sta per essere pubblicato e che contiene il quadro macroeconomico e le previsioni di spesa per il 2020, venga introdotta una flat tax del 15% per i contribuenti (dipendenti e pensionati) con un reddito lordo inferiore ai 50.000 €.

Vorrei brevemente presentare le ragioni Continua…