Le scelte di Piantedosi e Meloni

Le scelte del ministro Piantedosi e del governo Meloni in tema di controllo dell’immigrazione (con le “innovazioni” dello “sbarco selettivo” e del “carico residuo” (sic!) sono a mio giudizio non soltanto criticabili sul piano umanitario e dal punto di vista della legittimità ma anche profondamente incoerenti. Esse infatti riguardano meno di un decimo dei migranti disperati che cercano di giungere nel nostro paese. Tutti gli altri sbarcano dopo essere stati salvati dalla Guardia costiera italiana o prendono terra direttamente dai barconi con i quali hanno fortunosamente attraversato il Mediterraneo. In questi casi, per fortuna, nessuno si azzarda a selezionare i cosiddetti fragili ed a riportare gli altri in acque internazionali.

Forse Piantedosi e c. pensano di strumentalizzare vite umane duramente provate per dissuadere le ONG straniere dal prestare soccorso e per ottenere dall’Europa una revisione (doverosa) degli accordi di Dublino. Se le cose stanno così bisogna dire con fermezza che i fini non giustificano in alcun modo i mezzi. Oltretutto questa selezione dei fragili potrebbe anche incentivare atti di autolesionismo.

Il nostro paese ha bisogno di una drastica riforma delle proprie leggi che regolano l’immigrazione, a partire dalla cancellazione della Bossi-Fini. Ma sarà mai possibile con questo parlamento e con questo governo di destra-centro?

Si fa presto a dire “pace”

Guerra in Ucraina

In questi giorni si svolgeranno tante manifestazioni per la pace in Ucraina, che si aggiungono a quelle che già si sono svolte negli scorsi mesi.

Sono iniziative che interpretano il desiderio di tutti che la guerra finisca al più presto e con essa le sofferenze, le morti e le devastazioni del popolo e del territorio ucraino e il senso di precarietà e di timore che provoca angoscia in tutti noi.

Bene quindi le manifestazioni e bene anche le (ormai poche) bandiere arcobaleno alle finestre.

Tuttavia vorrei aggiungere alcune considerazioni.

In primo luogo mi auguro che non venga turbato l’aspetto ed il carattere unitario che le manifestazioni per la pace debbono avere: pertanto nessuno dovrà intestare a sé la titolarità delle iniziative usando parole divisive oppure esibendo simboli ed immagini di parte.

Ciò che accomuna tutti i partecipanti, ed anche chi comunque solidarizza con una manifestazione, è il desiderio che le armi tacciano lasciando spazio ai negoziati di pace. Analogamente tutti riconoscono che c’è un aggressore ed un aggredito.

Sottolineo con forza questa esigenza di spirito unitario perchè sono convinto che tra coloro che partecipano a marce e manifestazioni per la pace in Ucraina esistano nella realtà numerosi motivi di contrasto e divisione.

Ad esempio ci sono opinioni diverse sulle cause della guerra e su chi ne porti la responsabilità principale: chi l’attribuisce esclusivamente a Putin, chi chiama in causa gli Stati Uniti e la Nato, chi punta il dito contro l’intransigenza di Zelensky….

Altro aspetto fortemente divisivo riguarda l’invio di armi all’Ucraina: c’è chi è d’accordo, vedendo in questo un doveroso sostegno alla legittima difesa degli ucraini e c’è chi ritiene che in questo modo si alimenta colpevolmente il conflitto.

E infine c’è un tema che viene normalmente sottaciuto anche dai tanti che chiedono (giustamente) a gran voce l’apertura di un serio negoziato di pace, ed è su quale piattaforma, su quali punti dovrebbe fondarsi tale negoziato.

Ad esempio: l’esercito russo dovrebbe ritirarsi o no dai territori occupati ripristinando la situazione ante 24 febbraio? I territori della Crimea, del Donbass, e del Lugansk, dovrebbero far parte del territorio ucraino, magari con un regime di parziale autonomia o dovrebbero acquisire l’indipendenza, magari a seguito di una libera consultazione elettorale? E l’Ucraina stessa, stato sovrano, potrebbe liberamente scegliere di aderire alla Unione Europea ed anche alla NATO oppure dovrebbe impegnarsi a mantenere uno status di neutralità.

Sono solo alcuni degli aspetti che il negoziato di pace che tutti auspichiamo dovrebbe affrontare.

In conclusione ribadisco che le manifestazioni e le marce pacifiste sono opportune anche se, per mantenere il loro indispensabile carattere unitario, sono obbligate a tenersi alla larga da quei problemi che in realtà si frappongono tra la guerra e la pace.

Qualche riflessione post-elettorale

Il voto del 25 settembre

Il risultato elettorale (netta affermazione di FdI, calo consistente della Lega, sconfitta-crisi del PD, rimonta dei 5S, risultato discreto di Azione-IV) ha sostanzialmente confermato le previsioni della vigilia e questo ha in parte attutito lo sconcerto per la novità rappresentata dalla vittoria di un partito che ha le sue radici ed i suoi riferimenti culturali nella destra sovranista e post-fascista. Devo dire invece che non mi aspettavo un calo così forte dell’affluenza alle urne: 9 punti in meno, dal 73% al 64% rappresentano un pessimo segnale.

Agli amici allarmati che temono ed anzi danno per certa una involuzione autoritaria del nostra sistema politico-istituzionale ed invitano ad attrezzarsi per una resistenza stile “CNL”, ricordo che fino a prova contraria viviamo in un regime democratico che prevede libere elezioni il cui responso va rispettato. Inoltre fa parte della democrazia, l’alternanza tra governi di segno contrario: è ormai da più di vent’anni che si sono succeduti governi di centrodestra e di centrosinistra, oltre a governi “misti” o “tecnici” o di “unità nazionale” ed abbiamo già provato/patito Berlusconi premier e Salvini ministro degl’interni. Avremmo volentieri fare a meno di subire Meloni presidente del Consiglio ma se le cose, come pare, andranno così, penso che si debba assumere un atteggiamento di opposizione vigilante e rigorosa ma costruttiva e libera da pregiudizi. Anche i moniti che giungono dalla presidente della Commissione Europea e dalla primo ministro francese, che promette di vigilare sul rispetto dei diritti e delle libertà democratiche nel nostro paese mi appaiono francamente “invasioni di campo” inaccettabili.

A chi mi chiedeva come avrei votato ho dato risposta con sincerità ma, non lo nego, con qualche imbarazzo e, a differenza di tante occasioni passate, non ho fatto propaganda per la mia scelta.

La ragione è che per la prima volta da quando esiste, non ho votato per il PD ma per Azione-IV. Continua…

Come cambia il clima

Sul sito di ARPAE sono disponibili interessanti mappe che descrivono i possibili cambiamenti del clima, rappresentato da alcuni indicatori, nei prossimi anni.

Qui sopra è visibile la proiezione climatica che riguarda Bologna.

Lo spazzino di quartiere

Questa mattina (Ferragosto!) alle ore 7.30 (!) sotto casa mia c’erano un mezzo di Hera (spazzino di quartiere) ed un’auto di Hera (Tutor ambientale di quartiere?) al lavoro. Nei giorni scorsi ho avuto modo di constatare che questo nuovo (ed utilissimo) servizio, funziona egregiamente. Complimenti a Lepore e Borsari. Magari Gualtieri e Zingaretti facessero un giro a Bologna per raccogliere qualche buona idea e per vedere come funziona, da tanti anni, un termovalorizzatore che integra positivamente un sistema di recupero, riciclo e smaltimento dei rifiuti.

Lo spazzino di quartiere

La scelta di Carlo

Carlo Calenda

Giudico la decisione di Calenda, di cancellare l’accordo stipulato con il PD soltanto il 2 agosto, profondamente sbagliata, per diversi motivi che provo ad elencare.

  1. La decisione è stata intempestiva in quanto è stato annullato un patto che contemplava la possibilità per il PD di stringere altri accordi con forze politiche distanti da Azione (tanto è vero che conteneva espressioni come “escludere dai collegi uninominali candidati divisivi come i leader delle forze politiche che costituiranno l’alleanza”,e anche “scomputando dal totale dei collegi quelli che verranno attribuiti alle altre liste dell’alleanza elettorale”. Insomma, Calenda poteva pensarci prima e decidere di andare da solo prima di firmare l’accordo.
  2. Azione rinuncia di fatto a qualsiasi seggio nel maggioritario e non so se questo sarà compensato da un maggior numero di voti nel proporzionale. Contro Azione infatti peserà “il voto utile” nel senso che un voto dato ad Azione sarà efficace solo per il proporzionale e non per l’uninominale.
  3. Il centrosinistra nel maggioritario, tenuto conto del fatto che Azione, I.V. e M5S corrono da soli, prenderà, se va bene, solo una manciata di seggi, il tutto a vantaggio del centrodestra. Era chiaro fin dall’inizio che non si trattava di fare un’alleanza per governare, ma solo (visto il sistema elettorale) per impedire una vittoria “a valanga” del destracentro.
  4. Si è messo in grave difficoltà Letta all’interno del suo partito, spostando di fatto l’asse del PD a sinistra e danneggiando i riformisti all’interno del partito. Inoltre si dà fiato a chi ha contrastato o fatto cadere Draghi (Fratoianni, Bonelli, Conte…). Letta aveva dato prova di grande pazienza, determinazione e coerenza: i due accordi con Azione e +Europa da una parte e S.I. e Verdi dall’altra erano oltretutto ben diversi, il primo era un accordo di governo con punti programmatici significativi in comune, il secondo era, dichiaratamente, un accordo tecnico, puramente elettorale e a difesa della Costituzione. Anche la rinuncia ad accordi con il M5S avrebbe dovuto essere apprezzata da Calenda.
  5. Last but not least si è causata una rottura tra Azione e +Europa.

Insomma un vero capolavoro.

Il centrosinistra verso le elezioni

Bonelli, Calenda, Fratoianni

L’inizio di questa campagna elettorale nel pieno di un’estate torrida (una primizia di cui avremmo fatto volentieri a meno) si caratterizza per la confusione, le incongruenze e le contraddizioni nel campo del centrosinistra.

Questa situazione trova la sua causa scatenante nella legge elettorale vigente, il cosiddetto Rosatellum, contro la quale tutti oggi si scagliano usandola come capro espiatorio, fingendo di dimenticare di averla approvata praticamente all’unanimità cinque anni orsono e di avere avuto tutto il tempo per modificarla.

Come è noto la legge, sostanzialmente uguale fra Camera e Senato, assegna un terzo dei parlamentari con il sistema maggioritario uninominale (vince il candidato che ottiene più voti), mentre per gli altri due terzi vale il sistema proporzionale: l’incentivo a formare coalizioni per aggiudicarsi i seggi del maggioritario è quindi assai forte. Il fatto è che il sistema politico attuale vede un centrodestra abbastanza unito e coeso (almeno per il momento) ed un centrosinistra nel quale i partiti e movimenti che ne fanno parte (quel che resta del M5S, S.I., Verdi, Art1, P.D., Azione e +Europa, I.V. e spiccioli vari – Di Maio, Tabacci….) sono profondamente divisi nei contenuti programmatici e uniti soltanto (almeno a parole e con maggiore o minore convinzione) dalla volontà di evitare la vittoria del centrodestra, data per certa se nel campo del centrosinistra non si trova un accordo per presentare candidati comuni nei collegi del maggioritario.

Per completare il quadro va detto che Continua…

Qualche riflessione a valle delle dimissioni del governo Draghi.

  1. Mario Draghi

    Si sapeva da tempo che i mesi estivi ed autunnali sarebbero stati difficili per il governo di unità nazionale, perchè avvicinandosi alle elezioni i partiti avrebbero cominciato ad “agitare le loro bandierine” per motivare ed allargare i rispettivi elettorati mettendo in crisi la coesione dell’alleanza e problematica l’approvazione dei provvedimenti dell’esecutivo. E così prima Conte, poi a ruota Lega e FI hanno cominciato a creare difficoltà e ricatti. Lo stesso PD non ha rinunciato a spingere per l’approvazione di una legge sacrosanta come lo “ius scholae”, che non chiamava in causa il governo ma che ha dato pretesto alle destre per invocare il “liberi tutti”.

  2. M5S, Lega e FI, in evidente imbarazzo, non hanno avuto il coraggio di votare contro la fiducia a Draghi al Senato e hanno abbandonato l’aula o addirittura (i 5S) erano presenti e non votanti, somma ipocrisia. In aggiunta non hanno nemmeno ritirato i loro ministri dal governo. Come ulteriore segno di immaturità politica non si sono nemmeno assunta la responsabilità di aver fatto cadere il governo (giudicandolo implicitamente un fatto negativo) scaricandone la colpa gli uni sugli altri, compreso Draghi che secondo Berlusconi era ormai stanco.

  3. Sia nel M5S che nella Lega che in FI il ritiro della fiducia al governo ha generato divisioni e contrasti più o meno profondi fino a scissioni e dimissioni “pesanti”.

  4. La breve campagna elettorale che ci porterà al voto fra due mesi è cominciata subito in modo “sgangherato”. Berlusconi che aspira (come minimo) a diventare presidente del Senato, ha promesso pensioni superiori a 1000€ (già sentito) e 1 milione di alberi (ignorando che il PNRR ne prevede già 6 milioni). Salvini da parte sua ha rispolverato flat tax, pace (leggi: condono) fiscale, pensioni più facili, blocco della immigrazione. Naturalmente nessuno specifica risorse e modalità di attuazione delle proposte.

  5. Pare che Giorgia Meloni stia facendo scouting per trovare ministri tecnici (e competenti) per il suo futuro (?) governo.

  6. Non sarà un caso che da quando esiste la nostra Repubblica non si sono mai svolte elezioni politiche nei mesi autunnali. Infatti sarà un problema che il nuovo governo riesca a fare approvare dal Parlamento la legge di bilancio entro la fine dell’anno.

Dopo tre mesi di guerra

Guerra in Ucraina

Sono ormai tre mesi da quando, il 24 febbraio scorso, le truppe russe hanno invaso il territorio dell’Ucraina. La sensazione, per come la percepisco dalle notizie che quotidianamente mi giungono attraverso i mass media, è che qualcosa si stia muovendo in termini di un cambiamento negli atteggiamenti dei principali attori di questo sanguinoso conflitto, i presidenti della Federazione Russa e dell’Ucraina. I colloqui tra le parti in causa ed i loro alleati hanno ripreso ad infittirsi, le sanzioni più dure stentano ad essere applicate a causa delle resistenze di chi, oltre alla Russia, ne subirebbe le conseguenze, la conquista di Mariupol e la resa dei combattenti asseragliati nell’acciaieria Azovstal, le trattative per lo scambio dei prigionieri, infine le proposte per giungere al cessate il fuoco e, successivamente, ad una pace non effimera.

Mi viene da pensare (da sperare) che a questo punto basterebbe un colpo d’ingegno ( e di saggezza) da parte di qualcuno dei protagonisti del conflitto per suscitare una reazione a catena positiva, una “spirale di pace” dalle conseguenze al momento imprevedibili.

Il governo italiano mi sembra particolarmente attivo in questa fase nel tentare una mediazione.

La proposta avanzata nei giorni scorsi è basata su 4 punti che seguono una sequenza logica. Continua…

In ricordo di Serafino D’Onofrio

Serafino DOnofrio

Serafino D'Onofrio

Ho conosciuto Serafino D’Onofrio nella primavera del 2004, quando fummo entrambi eletti in Consiglio comunale, dopo l’entusiasmante campagna elettorale e l’elezione a sindaco di Bologna di Sergio Cofferati. Facevamo entrambi parte della coalizione di maggioranza, io appartenente alla Margherita (confluita poi nel 2007 con i Democratici di Sinistra nel Partito Democratico), Serafino, proveniente da una cultura politica socialista, eletto nella lista Società Civile Di Pietro-Occhetto, che cambiò poi il suo nome in Società Civile-Il Cantiere. Di fatto D’Onofrio, insieme ai due consiglieri dei Verdi (Celli e Panzacchi) e ai due di Rifondazione Comunista (Monteventi e Sconciaforni) diede vita al raggruppamento informale de “L’altra sinistra” che assunse fin da subito un atteggiamento critico, appunto da sinistra, nei confronti della giunta Cofferati.

Di questo gruppo Serafino rappresentava l’anima ironica fino ad un pungente sarcasmo ma sempre rispettosa e mai offensiva. Ascoltavo con interesse i suoi interventi anche quando non ne condividevo (e non glielo mandavo a dire) il contenuto. In ogni caso le polemiche con D’Onofrio non erano mai accompagnate da rancore: il suo sorriso stemperava e sdrammatizzava sempre il dissenso e riportava la relazione interpersonale su registri amichevoli. Qui veniva fuori la sua origine partenopea, rivelata dal suo accento. Era nato infatti a Napoli nel 1952, ma era ormai bolognese d’adozione, giunto tra noi all’età di 25 anni. E nella nostra città ha vissuto tutta la sua vita affettiva, professionale e d’impegno civile e politico.

Sposato con due figli, laureato in giurisprudenza, ha lavorato in Trenitalia. Dirigente sindacale e politico nel Partito Socialista Italiano è stato anche consigliere di quartiere a S.Stefano ed amministratore nell’ Azienda Trasporti Consortile. Ha poi operato, assumendo anche cariche dirigenziali, in diverse associazioni culturali e sportive, unendo all’impegno nella società civile una forte sensibilità politica.

Ma vorrei tornare agli anni della comune ed entusiasmante esperienza in Consiglio comunale. Continua…