L’interramento della linea Bologna-Portomaggiore

SFM

Nei giorni scorsi si è tornato a parlare sulla stampa locale e sui social, dell‘interramento del tratto urbano della linea ferroviaria Bologna-Portomaggiore. L’occasione è stata data da un post di Giuseppe Paruolo, rilanciato su Fb, e dalle reazioni che esso ha suscitato. Paruolo, consigliere regionale, prendendo spunto dalla risposta dell’assessore Donini ad una sua interrogazione, è tornato a proporre una revisione del progetto (con relativa integrazione del finanziamento per oltre 10 milioni di euro) in modo che l’interramento venga realizzato a doppio binario, così da permettere eventualmente in futuro, nelle ore di punta, il transito di un treno ogni quarto d’ora contro i 30 minuti attuali. La proposta ha immediatamente trovato diversi sostenitori ma anche oppositori (tra i quali il capogruppo PD in consiglio comunale, Mazzanti) che ritengono che ciò bloccherebbe l’iter di approvazione e di realizzazione dell’opera, provocandone l’ennesimo, insopportabile rinvio a tempo indeterminato.

Mi pare che l’assessore Donini, a conclusione della sua risposta, sia molto chiaro a tale riguardo, quando afferma: L’intervento di interramento, previsto dall’accordo del 2007, ha avuto il suo coerente sviluppo progettuale e approvativo in sede locale. Trova ora la sua collocazione in un canale finanziario statale che ne permette la realizzazione. Allo stato attuale rinunciare a questo progetto di interramento per studiare progetti diversi comporta la contestuale rinuncia al finanziamento statale già assegnato al comune di Bologna.

Si tenga presente, inoltre, che il Progetto Integrato per la Mobilità Bolognese (il cosiddetto PIMBO) che comprende l’intervento di interramento, prevede anche la realizzazione ed il completamento di diverse stazioni urbane del Servizio Ferroviario Metropolitano ed interventi per migliorare la sua riconoscibilità e fruibilità.

Ha ragione Paruolo quando, ricordando che del progetto di interramento si parla ormai da quasi vent’anni, lamenta il fatto che in passato, ogni volta che veniva posta la questione del raddoppio, si rispondeva da parte degli amministratori che i lavori stavano per avere inizio e che non era possibile modificare il progetto (affermazioni poi smentite da ulteriori rinvii) ma mi pare davvero che questa volta le cose stiano in altro modo, che siamo di fronte, come dice Donini, ad un iter amministrativo concretamente avviato (anche se, come purtroppo avviene spesso nel nostro paese, soggetto a lungaggini burocratiche in sede CIPE, di cui sono stato testimone diretto nei tre anni di vicepresidenza Tper) e ad un finanziamento garantito.

Per cui credo che oggi sarebbe da irresponsabili introdurre motivi di ostacolo e di ritardo alla realizzazione di un progetto che ha come effetto l’eliminazione di ben quattro passaggi a livello, alcuni dei quali a breve distanza dai viali di circonvallazione.

Vorrei aggiungere alcune considerazioni in merito al fatto che la realizzazione dell’interramento a binario unico fino a via Larga (come peraltro esiste già dalla stazione centrale a via Zanolini) pregiudicherebbe la possibilità di frequenza del quarto d’ora nell’ora di punta.

Ho esaminato i quadri orari delle 8 linee che compongono il SFM, ho letto con attenzione l’ultimo Report sullo stato di attuazione del SFM stesso (che risale purtroppo al 2012), ho preso visione degli utenti 2013 delle diverse linee, e mi sono fatto l’opinione che prima di pensare alla frequenza del quarto d’ora nell’ora di punta (che, se non sbaglio, non esiste oggi su alcuna delle 8 linee, nemmeno su quelle più frequentate della Bologna-Portomaggiore) ci siano altri obiettivi prioritari per migliorare il SFM nel suo insieme ed in particolare la linea Bologna-Portomaggiore. Mi riferisco alla puntualità, alla affidabilità (riduzione del numero delle corse soppresse) ed alla effettiva introduzione del cadenzamento, vale a dire la partenza dei convogli sempre allo stesso minuto. Anche la realizzazione di linee passanti, attraverso i binari della stazione centrale di Bologna, dopo il completamento della stazione AV, contribuirebbe a migliorare il sistema.

Inoltre sarebbe necessario aggiornare e rendere pubblico il Report sullo stato di attuazione del SFM, in modo da ridefinire una strategia d’intervento sulla base della domanda effettiva di trasporto.

Sottolinerei infine l’opportunità di uno sguardo ampio all’insieme del SFM, parte essenziale del Servizio ferroviario regionale, che verrà gestito nei prossimi anni dalla nuova società costituitasi tra Trenitalia e Tper, dalla quale è lecito attendersi un sostanziale contributo in termini di riorganizzazione del servizio e di rinnovo del parco treni in circolazione, in modo da corrispondere sempre meglio alle esigenze degli utenti.

Il Bilancio Ambientale Preventivo 2017 del comune di Bologna

Ecobudget

Il Consiglio comunale di Bologna ha approvato nei giorni scorsi il Bilancio Ambientale Preventivo 2017. Il Bilancio Ambientale di Bologna è basato sul metodo ecoBUDGET, uno strumento di gestione ambientale sperimentato con il progetto LIFE “European ecoBUDGET”, di cui Bologna è stata partner, e che a conclusione è diventato uno strumento utilizzato stabilmente dell’amministrazione comunale a partire dal 2003. EcoBUDGET è concepito come imitazione del budget finanziario e prevede annualmente sia la versione “preventiva” che risponde non solo a finalità di previsione ma anche, almeno in parte, di fissazione di obiettivi di miglioramento ambientale, sia la versione “consuntiva” che permette da un lato di rendicontare la situazione, dall’altro di verificare il raggiungimento o meno degli obiettivi.

Con ecoBUDGET insomma l’Ente locale dà conto dei propri impegni ambientali attraverso un processo di − individuazione di indicatori fisici sullo stato dell’ambiente e sui risultati delle politiche − esplicitazione di politiche e azioni ambientali dell’amministrazione − individuazione degli effetti che tali politiche e azioni hanno determinato. Il B. A. risulta pertanto un importante strumento di valutazione, monitoraggio e orientamento delle azioni ambientali.

Durante il mio impegno in Consiglio comunale, dal 2004 al 2010, m’interessai attivamente del B. A., collaborando anche in qualche misura con i tecnici del Settore ambiente ed in particolare con l’ing. Fini che coordina tuttora la predisposizione dei B. A. medesimi.

Per questo motivo continuo a sentirmi in un certo senso “affezionato” a questo progetto e ne ho seguito l’evoluzione nel tempo.

Penso che il rischio che la Giunta ed il Consiglio corrono, oggi come allora, sia quello di considerare i B. A. come semplici adempimenti, rinunciando agli approfondimenti necessari ad utilizzarne pienamente la valenza di strumenti di miglioramento ambientale.

Spero che questo mio timore sia ingiustificato e tuttavia non rinuncio con queste brevi note di commento al B. A. P. 2017, a formulare alcune osservazioni e suggerimenti che non hanno in alcun modo un significato critico nei confronti del settore Ambinte del Comune, ai cui funzionari e dirigenti va tutto il mio più vivo e sincero apprezzamento.

Un primo aspetto, per la verità di non facile soluzione e di cui sono consapevoli gli stessi estensori del B.A., sarebbe quello di predisporre ed approvare i B.A. Preventivo e Consuntivo (soprattutto il primo) contemporaneamente ai corrispondenti bilanci economico-finanziari. Dal momento infatti che il B.A.P. contiene giustamente anche le azioni ed i provvedimenti (piani e progetti) necessari al raggiungimento dei target ambientali, sarebbe opportuno averne un riscontro di coerenza anche sul piano economico. Così come sarebbe utile che l’approvazione del B.A.P. di un certo anno seguisse l’approvazione del B.A.C. dell’anno precedente. Purtroppo, invece, il consuntivo 2016 non risulta ancora noto ed il preventivo 2017 contiene soltanto i dati del consuntivo 2015.

Vorrei dare atto delle costanti integrazioni che sono state via via apportate ai B.A. dal 2003. Infatti il documento si articola oggi sostanzialmente in 4 tabelle.

La tabella 1 comprende le risorse ambientali (qualità dell’aria, materie prime, clima acustico, acqua potabile) con indicatori disciplinati dalla normativa. Su questa non ho particolari osservazioni se non per quanto riguarda gli obiettivi 2017 e 2021 di PM10, che risultano assai poco “sfidanti” , anche considerato il valore già raggiunto nel 2015.

La tabella 2 comprende le risorse ambientali con target non disciplinati dalla normativa ma compresi in piani o progetti a cui il Comune ha dato la sua adesione. Al momento la tabella contiene solo 3 indicatori relativi a verde ed energia. Ritengo che il prossimo B.A.P. 2018 dovrà essere integrato con gli obiettivi contenuti nella Carta di Bologna per l’Ambiente, firmata nella nostra città l’8 giugno scorso (anche se si tratta di impegni che riguardano le Città Metropolitane).

La tabella 3 rappresenta una lodevole innovazione, nel senso che è predisposta per i dati relativi alle componenti ambientali (aria, materie prime, verde, suolo) distinte per quartieri. In realtà al momento essa si presenta assai carente di dati e completamente priva degli obiettivi 2017, il che è anche comprensibile. Penso che questa tabella dovrà tenere conto nel prossimo futuro delle numerose informazioni che deriveranno dal Piano di Monitoraggio Ambientale previsto dal progetto del Passante autostradale di Bologna e che riguarderà: qualità dell’aria, rumore, vibrazioni, acque superficiali e sotterranee, vegetazione e fauna. Si tratterà di fare una selezione per individuare i parametri più significativi.

Infine il B.A.P. 2017 contiene una tabella che corrisponde al Bilancio Ambientale preventivo dell’Amministrazione Comunale, che riguarda i consumi idrici ed energetici, il consumo di carta, la raccolta differenziata dei rifiuti ed alcuni indicatori relativi alla mobilità sostenibile a carico dei fabbricati e dei dipendenti comunali. Si tratta di una tabella interessante e che potrebbe servire per attivare iniziative di sensibilizzazione ed anche di emulazione tra settori e dipendenti comunali. Peccato che essa risulti un po’ carente di dati ed anche, per consumi idrici ed energetici, di obiettivi 2017.

Caro Matteo ti (ri)scrivo

Renzi

Caro Matteo, sono un iscritto al PD fin dalla sua nascita e ti ho sostenuto convintamente in ogni occasione, dalle primarie del 2012 fino a quelle della primavera scorsa passando per il referendum del 4 dicembre. Aggiungo che provo un’istintiva simpatia nei tuoi confronti, forse a causa della comune esperienza scout: io sono ormai un “vecchio lupo” di 74 anni.

Ti scrivo raccogliendo l’ invito che fai a conclusione delle tue news perchè vorrei farti conoscere la mia opinione in merito all’attuale situazione politica ed all’atteggiamento che ti suggerirei di assumere rispetto ad essa. Continua…

Si riparla di dighe e di invasi.

Lago di Suviana

Negli ultimi giorni, di fronte all’aggravarsi della siccità ed alla mancanza di precipitazioni, si è parlato della necessità di misure emergenziali ma anche strutturali, dal momento che ci troviamo davanti ad un fenomeno legato ai cambiamenti climatici e che sembra destinato a ripresentarsi in forma non occasionale ma semmai sempre più grave.

A proposito di misure strutturali si è parlato anche della necessità di realizzare nuovi invasi.

Questo ha richiamato alla mia memoria il dibattito che impegnò tecnici ed amministratori pubblici bolognesi e regionali a partire dagli anni ‘60 sul tema della realizzazione di nuove dighe. Continua…

Perché la Carta di Bologna non resti carta da parati.

I Sindaci firmatari della Carta di Bologna

Nei giorni scorsi a Bologna, nel quadro delle iniziative collegate al G7 dei ministri dell’ambiente, è stata firmata la Carta di Bologna, un documento che contiene importanti obiettivi ed impegnativi risultati che le Città metropolitane del nostro paese si prefiggono a breve e medio termine in materia ambientale, relativamente ad otto settori: riciclo dei rifiuti, difesa del suolo e del territorio, prevenzione disastri, transizione energetica, qualità dell’aria, risparmio dell’acqua, verde urbano e mobilità sostenibile.

Non si può che rallegrarsi per questa iniziativa, ma occorre evitare che la Carta di Bologna rimanga un manifesto di buone intenzioni, privo di efficacia e destinato ad essere presto dimenticato.

A questo scopo è necessario, a mio avviso, individuare immediatamente un organismo qualificato ed indipendente al quale affidare il monitoraggio degli obiettivi della Carta stessa.

Questo organismo potrebbe essere individuato in ISPRA (Istituto superiore per la ricerca e la protezione e la ricerca ambientale) e nel SNPA (Sistema nazionale di protezione dell’ambiente, formato dalle agenzie regionali/provinciali per l’ambiente). Esso dovrebbe, per ciascuno degli obiettivi della Carta, individuare lo “stato zero” per ciascuna delle Città metropolitane, cioè il valore del parametro di riferimento al momento attuale (2017). Successivamente, anno per anno, si dovrebbe misurare e certificare l’andamento dei diversi indicatori, consentendo di verificare se si sta andando verso il conseguimento degli obiettivi fissati e quanto sia ancora lontano il traguardo da raggiungere.

Questi report periodici dovrebbero essere integrati con le strategie e con gli strumenti che le Città metropolitane decidono di adottare per il raggiungimento degli obiettivi della Carta di Bologna. E’ evidente, infatti, che l’aver firmato la Carta implica l’adozione di politiche territoriali ed ambientali conseguenti e richiede scelte di carattere politico-amministrativo consapevoli e coerenti.

A questo proposito vale la pena di sottolineare che le istituzioni firmatarie della Carta sono appunto le Città metropolitane, anche se i Sindaci delle stesse coincidono di fatto con i Sindaci dei comuni capoluogo. Ciò può creare qualche problema, tenuto conto della “debolezza politica” delle Città metropolitane, istituzioni di secondo grado le cui competenze sono diverse da regione a regione e non più coincidenti con quelle delle ex-Province: la Città metropolitana di Bologna, ad esempio, non ha più alcuna competenza in materia di ambiente, essendo state queste, unitamente al personale, trasferite ad ARPAE.

Vorrei infine segnalare che il comune di Bologna è dotato da molti anni di uno strumento chiamato Bilancio ambientale, che viene approvato ogni anno, dal Consiglio comunale, sia nella forma di bilancio preventivo che consuntivo. Esso permette di monitorare l’andamento di alcuni parametri ambientali (qualità dell’aria, rifiuti, clima acustico, acqua potabile, energia, verde ecc.).

Si tratta di uno strumento interessante, che ben conosco avendo dato ad esso qualche contributo di carattere metodologico quando ero consigliere comunale, anche sulla base dell’esperienza fatta precedentemente in Provincia di Bologna dove era stato implementato un sistema di contabilità ambientale (progetto Life Clear).

Il Comune di Bologna potrebbe in ogni caso integrare il proprio Bilancio ambientale con alcuni indicatori contenuti nella Carta e, proprio a partire dalla sua esperienza, svolgere una funzione di stimolo e d’indirizzo nell’applicazione della Carta stessa.

Le Frecce tricolori a Bellaria Igea Marina

Questa mattina, come ormai capita ogni anno all’inizio della stagione estiva, c’è stata l’esibizione delle Frecce tricolori sul cielo di Bellaria Igea Marina. Spettacolo sempre emozionante, soprattutto se vissuto facendo il bagno, con gli aerei che mi rombavano sulla testa.

Le frecce tricolori

Le frecce tricolori

Come procede la VIA del Passante.

Ho letto il documento del 19 maggio scorso, con il quale il Presidente della Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente trasmette alla Direzione Generale competente del Ministero il documento della Sottocommissione VIA incaricata dell’istruttoria del progetto del Passante di Bologna, contenente la richiesta di chiarimenti e d’integrazioni al progetto stesso, che dovranno pervenire da parte del proponente (Autostrade per l’Italia) entro 45 giorni.

La galleria antifonica di S.Donnino

La galleria antifonica di S.Donnino

Su questo documento di una decina di pagine ho letto dichiarazioni critiche da parte dei Comitati che si oppongono al Passante, ma anche da parte del Comune di Bologna che ha lamentato in particolare la “concisione” del testo, paragonata alle oltre 50 pagine dei documenti che contengono le osservazioni del Comune stesso e della Regione.

Anche a mio giudizio il documento ministeriale è deludente, non tanto e non solo per la sua stringatezza. Mi sarei aspettato che la Sottocommissione VIA esaminasse, oltre al progetto, tutta la documentazione ricevuta dagli enti, dai comitati e dai cittadini, formulando una sintesi che recepisse, motivatamente, tutte le osservazioni e le richieste d’integrazione documentale ritenute giustificate e ragionevoli, accantonando tutte le altre. In realtà non è così, nel senso che una serie di osservazioni e richieste d’integrazione sono state effettivamente recepite e fatte proprie, con ulteriori arricchimenti, da parte del Ministero, ma al termine del documento il paragrafo ULTERIORI RICHESTE recita:

Si richiede inoltre:

di tenere in debita considerazione, nell’ambito della documentazione integrativa, le richieste e le raccomandazioni espresse dai vari Enti interessati;

di controdedurre le eventuali osservazioni fino ad ora pervenute.

Se è così, che significato e che “peso” ha il documento della Sottocommissione VIA, rispetto alle “raccomandazioni espresse dai vari Enti interessati”?

Infine il documento riporta la seguente frase:

A seguito della ricezione della documentazione integrativa la Commissione si riserva di richiedere una eventuale pubblicazione al fine di consentire la necessaria informazione delle parti interessate.

Il significato di questa riserva non mi è del tutto chiaro ma sembra essere quello di prevedere una possibile successiva fase per eventuali ulteriori controdeduzioni da parte di non meglio precisate “parti interessate”.

Un altro motivo di delusione consiste nel fatto che in diverse occasioni le richieste della Sottocommissione ministeriale sono accompagnate da “se possibile” o “per quanto possibile”, espressioni che indeboliscono il “peso” delle richieste stesse.

Ciò premesso passo ad un sintetico riassunto dei contenuti del documento in questione.

1 IN GENERALE.

Qui si chiede un confronto più completo e convincente di quello presentato, esteso a tutte le matrici ambientali, tra Passante nord e Passante di mezzo, dal quale emerga la preferenza per quest ultimo.

Sarà determinante la scelta dell’ambito territoriale di riferimento del confronto.

2 QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO

Il Comune dovrà adeguare il suo PSC, che contiene ancora, in recepimento del PTCP, la scelta preferenziale del Passante nord. Osservo sommessamente che questo getta una “luce fosca” sull’efficacia e la cogenza degli strumenti di pianificazione.

3 QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE

Si richiedono integrazioni progettuali che documentino l’integrazione tra Passante ed A13, tra Passante e “complanare nord”, il ponte del People Mover, la fattibilità della copertura dell’infrastruttura con pannelli fotovoltaici, e la progettazione dei percorsi ciclabili.

Si chiede infine un dettagliato piano di cantierizzazione e si ricordano gli adempimenti connessi alle interferenze tra Passante e reticolo idraulico.

4 QUADRO AMBIENTALE.

Contiene la maggior parte delle osservazioni e delle richieste d’integrazione. Senza entrare in dettaglio segnalerei:

ATMOSFERA.

Si chiede tra l’altro di rivedere le premesse ottimistiche dello studio circa la qualità dell’aria nel bolognese e di approfondire il tema dell’inquinamento atmosferico agli sbocchi delle gallerie antifoniche di S.Donnino e di Croce del Biacco.

Francamente troppo modesta, generica ed al limite fuorviante la richiesta di “disporre di informazioni più dettagliate sullo stato di salute dei residenti” che non può essere sostitutiva delle dettagliate ed argomentate richieste di uno studio d’impatto sulla salute, formulate dall’ASL.

ACQUE SUPERFICIALI

Nulla da segnalare

SUOLO E SOTTOSUOLO E TERRE E ROCCE DI SCAVO.

VEGETAZIONE FLORA E FAUNA.

Sono le componenti ambientali su cui, a mio giudizio, vengono formulate le osservazioni più ampie e complete.

RUMORE E VIBRAZIONI

Tenuto conto del fatto che si tratta, a mio avviso, della componente destinata a creare i problemi principali, le osservazioni mi sono parse insufficienti, anche in confronto con quanto contenuto nei documenti di Comune e Regione.

Interessante il cenno al problema dei giunti, che si sta rivelando, nella Variante di valico, un aspetto delicato.

RADIAZIONI NON IONIZZANTI

Niente da segnalare.

5 PIANO DI MONITORAGGIO AMBIENTALE

Si richiede, opportunamente, la redazione del PMA completo nelle sue diverse fasi (Ante-Corso e Post Operam).

Per concludere ribadisco che questo documento riguarda un passaggio interlocutorio dell’iter approvativo del Passante ed in particolare della procedura di VIA e richiede le integrazioni al progetto ed allo Studio d’Impatto Ambientale ritenute indispensabili per potersi esprimere sulla infrastruttura.

Sarà importante e decisivo il documento conclusivo del Ministero che darà con ogni probabilità il via libera all’opera e che conterrà tutte le prescrizioni che dovranno essere rispettate dal progetto esecutivo e dalla realizzazione ed esercizio dell’opera. Alla luce dei limiti manifestati dalla Sottocommissione VIA credo che Regione e Comune dovranno esercitare il massimo sforzo affinchè il documento finale di VIA sia davvero completo, efficace e rigoroso.

Tra le prescrizioni rammento ancora una volta quella relativa alla istituzione di un Osservatorio Ambientale e Sanitario, sulle cui caratteristiche mi sono soffermato in precedenti occasioni.

L’Osservatorio della Variante di Valico sta esaurendo i propri lavori e licenzierà tra qualche tempo una relazioni finale sulla sua attività che credo potrà dare utili indicazioni per l’istituzione di un analogo organismo relativo al Passante di Bologna.

Un piccolo segno di efficienza

Lo stemma del Comune di Bologna

Stemma del Comune

Sabato scorso ho inviato con posta elettronica all’ Urp del Comune di Bologna, utilizzando l’apposito modello che si trova sul sito Iperbole, la segnalazione di un palo della segnaletica stradale abbattuto vicino a casa mia. Il lunedì l’ Urp ha inoltrato la segnalazione al quartiere S.Donato, che immagino avrà immediatamente girato la segnalazione al settore manutenzione strade del Comune, il quale avrà attivato il global service. Fatto sta che già ieri mattina (mercoledì) il palo era stato ripristinato. Piccola cosa, è vero, ma segno di un’ istitituzione pubblica efficiente. Vale la pena di tenerlo presente, di questi tempi.

Chi ha paura delle prove Invalsi?

Invalsi

Ieri a scuola di mio nipote (5^ elementare) erano previste le prove Invalsi d’italiano. Un’insegnante, che evidentemente aderisce ad un sindacato che si oppone alla effettuazione delle prove, ha deciso di scioperare, senza peraltro preavvertire le famiglie (pare che non sia obbligatorio). Potete immaginare la confusione ed il disagio che si è generato. I genitori i cui bambini frequentano il prescuola hanno saputo dello sciopero quando già erano al lavoro, gli altri al momento dell’accompagnamento dei figli a scuola. A questo punto si è scatenato un convulso e disordinato scambio di comunicazioni via wathsapp, sms ecc. (ma come si faceva quando non c’erano i cellulari?) che ha prodotto nervosismo, perdite di tempo, ritardi sul lavoro ed altri contrattempi (ad esempio il pagamento della mensa che non è stata utilizzata ma che non si era riusciti a disdire).
Se lo scopo dello sciopero è quello di protestare direttamente contro le prove Invalsi ed indirettamente contro il Ministero dell’istruzione, penso innanzitutto che i genitori dovrebbero essere coinvolti nella lotta come alleati, rendendoli consapevoli delle motivazioni dello sciopero (il che non è stato fatto) ed evitando di creare loro disagi inutili e contriproducenti.
Non vivo all’interno della scuola e non ho elementi per esprimermi nel merito delle prove Invalsi (contenuti, modalità, finalità ecc.). Tendenzialmente sono favorevole in ogni settore alle valutazioni ed alle misurazioni del lavoro e della sua efficacia. Tuttavia, rispetto alle motivazioni dello sciopero mi sembrerebbe più serio, da parte di un sindacato, impegnarsi per contribuire a modificare le prove Invalsi, piuttosto che organizzare l’ astensione dal lavoro.

Dopo le primarie del PD

Considero assai positivamente il risultato delle “cosiddette” primarie del PD di domenica 30 aprile (“cosiddette” in quanto si eleggeva direttamente il segretario del partito che, anorma di statuto, sarà anche il candidato premier del PD alle prossime elezioni politiche per le quali, tuttavia, è ancora incerto il sistema elettorale).
Sono contento del risultato non solo in quanto sostenitore di
Matteo Renzi ma anche come iscritto del PD: quasi due milioni di votanti in una domenica nel mezzo di un ponte sono una bella prova di democrazia diretta (nel quadro di una democrazia rappresentativa) e di vitalità del Partito Democratico.
Ci sarà tempo e modo per ulteriori analisi politiche. Per il momento mi limito a due considerazioni.
La prima
. Da parte dei sostenitori di Orlando e di Emiliano (come ad esempio il segretario della federazione di Bologna Critelli) si è sottolineata la responsabilità di tenere unito il partito che grava sul nuovo segretario. Questo è vero ma mi sembra onesto aggiungere che una responsabilità non minore grava sugli esponenti della minoranza. Ciascuno insomma deve fare la sua parte: Renzi deve dare prova di una maggiore capacità di ascolto delle proposte della minoranza, ma gli esponenti della minoranza, a loro volta, una volta assunta una determinazione, devono sentirsi impegnati nel sostenerla, senza sparare a palle incatenate contro Renzi come fatto prima del 4 dicembre da parte di chi poi ha abbandonato il PD. Chi ha giustamente deciso di fare la propria battaglia rimanendo all’interno del partito, deve ora accettarne il risultato, godendo di tutte le prerogative che spettano alla minoranza: penso che questo sia il sentimento della stragrande maggioranza dei sostenitori di Orlando ed Emiliano, almeno di quelli che io conosco e stimo.
La
seconda considerazione non è mia ma di Paolo Mieli che ieri sera, ad Otto e mezzo, suggeriva (un po’ provocatoriamente, ma non solo) agli esponenti della sinistra extra PD (da Pisapia agli ex Sel, da Civati a Sinistra Italiana fino agli scissionisti più recenti di art.1 Mdp) di organizzare a loro volta delle elezioni primarie, in modo da misurare le adesioni di cui godono nel paese e da scegliere democraticamente una propria leadership.