Bologna città 30Km/h tra scettici e tifosi

Questo post è stato scritto da Paolo Natali il 17 gennaio, 2024

Bolognacittà30

Dopo un lungo periodo dedicato alla informazione ed alla sensibilizzazione dei cittadini, ha preso ufficialmente il via ieri, martedì 16 gennaio 2024, il progetto BOLOGNA CITTA’ 30 Km/h con i controlli e le sanzioni da parte della Polizia municipale. Il progetto ha fatto e farà parlare molto i bolognesi, che sono in gran parte schierati su due posizioni radicalmente contrarie.

Per darvi un’idea trascrivo qui di seguito il post di un amico fieramente contrario che espone le sue 7 ragioni di contrarietà e la risposta di un altro amico nettamente favorevole al provvedimento.

CITTA’ 30: 7 RAGIONI DI CONTRARIETA’ E LE RISPOSTE DI CHI APPROVA.

Da domani scattano controlli e multe per chi non rispetta il nuovo limite dei 30 kmh esteso a tutta Bologna. Spiego perché sono contrario, in 7 punti.

1) Se si pone la sicurezza come fine unico delle politiche di mobilità, si arriva all’immobilità. Durante il Covid, con tutti fermi e le strade vuote, si sono azzerati gli incidenti e le vittime stradali: eravamo contenti? La sicurezza è certo importante, ma va bilanciata con la domanda di mobilità, sia per le persone, sia per le merci, e con l’esigenza di tempi di percorrenza non penalizzanti. Parlare di sicurezza come di un valore assoluto significa fare ideologia, non amministrare.

2) Lo studio diffuso dal Comune per mostrare che il limite dei 30 non avrebbe impatto negativo sulla lentezza del traffico è chiaramente viziato all’origine dalla volontà di giustificare una scelta già fatta, con forzature e applicazioni fantasiose della matematica. Una tesi su commissione, non una analisi scientifica, che finisce per negare l’evidenza, ovvero l’allungamento dei tempi per tutti gli spostamenti.

3) Tempi più lunghi significano costi maggiori. Un artigiano che con il limite dei 50 poteva fare in media 5 interventi al giorno, ora ne riuscirà a fare solo 4. Un corriere che prima faceva 30 consegne, ne farà solo 25. E così per i taxisti, per i professionisti, per gli assistenti domiciliari, eccetera. Quindi gli stessi costi saranno distribuiti su un numero minore di prestazioni, che saranno appunto più care. A tutti i livelli: dalle merci nei mercati alle fatture dell’idraulico, dalla ricevuta del fisioterapista alla parcella del consulente. Grazie ad una mobilità più difficile e lenta.

4) Una scelta come questa, punitiva verso l’automobile privata, sarebbe accettabile nel quadro di una politica di mobilità che offra alternative e potenzi il trasporto pubblico. Al contrario, a Bologna non solo mancano le alternative (grazie a scelte miopi a danno del Servizio Ferroviario Metropolitano, come il People Mover, la rinuncia alle linee passanti e l’interramento a binario unico di una linea urbana) ma addirittura il trasporto pubblico più importante (gli autobus) viene rallentato.

5) Le “zone 30″ c’erano già. Nel centro storico, in aree residenziali, su strade strette o con molte intersezioni (uscite di parcheggi, passi carrai, incroci a raso), accanto a scuole e ospedali, è logico contenere la velocità sotto il limite dei 50. Ma farlo in modo acritico in tutta la rete stradale, anche laddove ci sono 2 o 3 corsie per senso di marcia, e spartitraffico centrale, e incroci solo semaforizzati, è assurdo. Lo sbandierato “esempio di città europee” si limita a pochissimi casi, dove comunque le vie di attraversamento e le strade a 2 corsie sono escluse dal limite, e con un’offerta di trasporto pubblico non confrontabile con Bologna (vedi Londra, 272 stazioni e oltre 400 km di metropolitana, o Zurigo, 15 linee e 190 fermate di tram).

6) Gli incidenti con vittime accaduti negli ultimi anni sono per la quasi totalità causati non da veicoli che viaggiavano entro il limite dei 50 kmh, ma a velocità decisamente più alte. Un’automobile che cappotta dopo un sorpasso azzardato (uccidendo una persone sul marciapiede, come accaduto in via Azzurra lo scorso anno) non viaggiava ai 50, e nemmeno ai 60. E capita spesso di vedere, purtroppo, casi di guida spericolata che raggiungono gli 80 o i 90 kmh in strade urbane. Incontrastati.

7) Se si vuole ridurre l’incidentalità e aumentare la sicurezza stradale, si deve far rispettare il limite dei 50, quindi aumentare i controlli per identificare e punire i comportamenti stradali pericolosi, e colpire le violazioni. Invece si sceglie la via più facile e ideologica, quella di abbassare il limite per tutti, che vuol dire allargare a dismisura il perimetro della violazione e mettere “fuori legge” la maggioranza dei comportamenti innocui, col risultato di colpire il diritto alla mobilità. Un po’ come se per contrastare gli stupri si imponesse la castrazione chimica generalizzata.

Per questi motivi ritengo questa scelta ideologica e sbagliata.

Caro …..Ti spiego, riprendendo i tuoi punti, perché ritengo “ideologico e sbagliato” il tuo post e non Bologna città 30

1) nessuno ha posto “la sicurezza come fine unico delle politiche di mobilità”, nessuno infatti ha proposto di bloccare la mobilità, ma solo di andare più piano. Si è posta la sicurezza come obiettivo fondamentale, ritenendo che serva in particolare a tutelare anziani, disabili, fragili.

2) critichi “Lo studio diffuso dal Comune” come fantasioso e forzato dicendo che sicuramente si determinerà un ”allungamento dei tempi per tutti gli spostamenti”. Su quali dati ti fondi? A te dobbiamo credere sulla fiducia?

3) ti spingi anche a calcolare quanto interventi in meno farà l’artigiano dimostrando che “Tempi più lunghi significano costi maggiori”. Vedi punto precedente. Mi pare un po’ populista…perdona…

4) sostieni che “Una scelta come questa, punitiva verso l’automobile privata, sarebbe accettabile nel quadro di una politica di mobilità che offra alternative e potenzi il trasporto pubblico” ma manchi completamente l’obiettivo: non si sta realizzando una Ztl o una zona pedonale, si sta regolando la velocità.

D’ accordissimo che vadano fatti gli investimenti su SFM e trasporto pubblico ma che c’azzecca?

5) sostieni che in Europa le zone 30 sono state introdotte in modo critico, escludendo le strade di scorrimento. È quello che si sta facendo a Bologna. Quali strade non sono correttamente classificate, parliamone?

P.s. vedo che la gente che solidarizza con te, non sa che diverse strade rimangono a 50, non facciamo disinformazione!

6) citi i casi gravi derivanti da comportamenti eccessivi: le zone 30 non risolveranno tutti i problemi e certamente non impediranno i folli eccessi. Andando più piano, tuttavia, ogni impatto sarà meno dannoso e quindi si limiteranno morti e feriti gravi.

  1. dici “dovevamo fare rispettare i 50″, ma quelli che mettono mi piace ai tuoi post sono spesso quelli che si schierano contro gli autovelox ai 50km/h in zone urbane dove si sono registrati morti e ferite. Le regole vanno fatte e fatte rispettare. La città 30 va anche fatta con un ridisegno delle strade e con un cambio culturale che parte dal concetto che nell’80% dell’ambito urbano i principali soggetti sono i pedoni. Le auto passano ma rispettando i più deboli

ED ECCO LA MIA OPINIONE

Che dire? Entrambi gli amici portano argomentazioni che hanno tutte una certa parte di validità.

Io credo innanzitutto che i più interessati al problema siano coloro che sono costretti, per ragioni di lavoro od altre motivazioni, ad usare quotidianamente l’automobile. A costoro non si può dire semplicemente: “usate i mezzi pubblici o la bici”. D’altro canto è evidente che il tema della sicurezza stradale riguarda tutti, a partire da pedoni e ciclisti. Faccio fatica, forse per ragioni di carattere che mi portano più che a polemizzare a cercare di trovare soluzioni di compromesso virtuoso, a prendere oggi partito ed a schierarmi decisamente da una parte o dall’altra. Di fronte ad un eventuale referendum oggi voterei scheda bianca. Quando mai si votasse in futuro si avrebbero a disposizione mesi di esperienza ed il mio voto potrebbe essere non da tifoso ma da cittadino responsabile. Per ora mi limito ad un auspicio. Dal lato degli utenti della strada spero che l’effetto della campagna di sensibilizzazione, oltre al timore delle sanzioni (piuttosto salate), producano in generale un atteggiamento di maggiore prudenza e di rallentamento delle velocità, senza praticare in forma “talebana” l’obbligo dei 30 Km/h e prendendosi qualche piccola libertà ove le condizioni stradali lo consentano. Dal lato dell’amministrazione comunale spero che i controlli abbiano un carattere non punitivo evitando di infierire su chi va a 36 Km/h (che assumerebbe la veste di un martire). Se le cose andranno così e soprattutto se si registrerà una significativa diminuzione degl’ incidenti e dei danni alle persone vorrà dire che la scelta di Lepore è stata giusta.

Detto ciò penso che il Comune, prima di dare attuazione al progetto Bologna 30, avrebbe potuto e dovuto fare di più di quello (poco: 4 autovelox in due postazioni) che poteva e doveva essere fatto per controllare il rispetto (mediante i telelaser) del limite dei 50 Km/h.

Perchè superare i 50 è certamente più pericoloso che superare i 30.

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