Meglio pubblico o privato?

Questo post è stato scritto da Paolo Natali il 21 agosto, 2018

Il viadotto sul Polcevera

Il tema del ruolo e dei rapporti tra pubblico e privato nell’economia e nella gestione dei servizi è tornato di grande attualità dopo la tragedia di Genova. Vorrei provare a mettere in fila alcune considerazioni che risentono anche del ruolo di dirigente pubblico che ho ricoperto nella mia vita lavorativa.

Se guardiamo alle vicende storiche non soltanto del nostro paese, non v’è dubbio che il ruolo del pubblico nell’economia, dagli anni ‘90 è andato via via scemando o comunque modificandosi profondamente, lasciando spazio al privato, ed alla liberalizzazione del mercato.

Tutti ricordano in questi giorni l’IRI, attraverso cui lo Stato possedeva e produceva tra l’altro panettoni (Motta, Alemagna…) automobili (Alfa Romeo) e molto altro, oltre a costruire e gestire strade, autostrade, ferrovie e compagnie aeree. E come non ricordare le aziende pubbliche municipali o consortili che gestivano acquedotti, fognature, rifiuti, trasporti locali …

A poco a poco, nel corso degli anni, il pubblico ha fatto passi indietro per diverse ragioni: riduzione della spesa pubblica, ricavi dalla vendita di asset pubblici, constatazione d’ inefficienza nella gestione ecc. ecc. Tutto ciò unito alla convinzione che per avere il controllo di un servizio essenziale non fosse necessario, per il sistema pubblico, gestirlo direttamente, ma bastasse esercitarne appunto il potere di controllo e di regolazione.

Hanno cominciato così a prendere piede l’affidamento a privati della gestione di servizi pubblici un po’ in tutti i settori (welfare, ambiente, infrastrutture, trasporti ecc.) attraverso convenzioni, concessioni, contratti di servizio. Anche la progettazione e realizzazione di opere pubbliche ha fatto sovente ricorso al project financing, attraverso cui l’ente pubblico evita di accollarsi oneri di progettazione e spese d’investimento lasciando al privato gl’introiti derivanti dall’uso dell’infrastruttura (ad esempio un parcheggio pubblico).

Naturalmente il presupposto affinché questa deriva dal pubblico al privato portasse con sé frutti virtuosi e positivi ed evitasse iniquità e storture era che il sistema pubblico si dotasse di norme, atti amministrativi e strumenti di controllo e di regolazione (authority nazionali e regionali nei diversi settori, uffici dello Stato e delle Regioni) efficaci ed efficienti attraverso cui evitare il formarsi di monopoli od oligopoli privati, dare spazio alla concorrenza facendo ricorso a gare per l’affidamento dei servizi ed evitando proroghe immotivate, stabilire tariffe e pedaggi (nel caso delle autostrade) tali da lasciare al concessionario un equo profitto ma vincolandolo alle necessarie manutenzioni ed investimenti, controllandone l’effettiva realizzazione.

La magistratura farà luce sulla tragedia di Genova ma da quanto si è letto in questi giorni emergono con chiarezza, al di là delle indubbie responsabilità di Autostrade per l’Italia, i limiti e le carenze del sistema pubblico di regolazione e controllo, sia nella sua componente politica che tecnico-manageriale.

Io credo che abbiano pesato in tal senso non tanto connivenze o favoritismi quanto una mancanza di mentalità e di professionalità (mi riferisco soprattutto ai dirigenti pubblici) che è anche la conseguenza inevitabile dell’essersi spogliati, come pubblico, delle competenze pratiche ed operative connesse strettamente alla progettazione, costruzione e gestione. Intendo dire che chi progetta, costruisce e gestisce matura un’esperienza, un’autorevolezza ed una competenza sia tecnica che economica che lo mette automaticamente in una condizione di superiorità (anche informativa) nei confronti di chi dovrebbe costantemente verificarne, controllarne e vincolarne i comportamenti e le azioni.

Personalmente non credo che si debba tornare al passato, nazionalizzando i servizi e facendo della Cassa Depositi e Prestiti una nuova IRI. Quello che è certo è che la vicenda di Genova deve provocare un profondo esame di coscienza soprattutto nel centrosinistra: più spazio si lascia all’imprenditoria privata più occorre rafforzare e rendere efficace il sistema e gli strumenti di regolazione e controllo di cui il pubblico deve dotarsi.

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