Una buona notizia, poco diffusa

Questo post è stato scritto da Paolo Natali il 24 luglio, 2018

Nei giorni scorsi ARPAE, l’agenzia regionale per l’ambiente e l’energia, ha diffuso i dati di una campagna d’indagine 2011/2016 sul fenomeno della subsidenza (l’abbassamento del suolo) nel territorio della pianura regionale.

Ricordo bene quanto tale fenomeno fosse allarmante negli anni ‘70 (me ne occupavo allora come dirigente della Provincia di Bologna), soprattutto nel bolognese e nel ravennate.

In particolare nel centro di Bologna (via Zamboni e zona universitaria) e nella pianura a nord del capoluogo, si registravano abbassamenti con velocità superiori a 50 mm/anno. I timori principali riguardavano sia la statica dei fabbricati storici, a causa degli abbassamenti differenziali in punti diversi dell’edificio, sia la funzionalità dei condotti fognari, dei canali e dei corsi d’acqua naturali a causa della diminuzione di pendenza motrice dovuta ad abbassamenti maggiori a monte rispetto a valle.

La causa principale della subsidenza venne individuata nell’eccessivo emungimento di acqua dal sottosuolo per usi civili ed industriali, per cui si decise di adottare strategie di risparmio idrico e di sostituzione di acque di falda con acque di superficie.

Bene. A distanza di cinquant’anni il rapporto di ARPAE ci fornisce notizie confortanti. Eccole di seguito.

In conclusione, le elaborazioni condotte hanno mostrato come nel tempo gli emungimenti dalle falde nel territorio bolognese siano considerevolmente diminuiti: da oltre 90 Mmc/anno negli anni ’70 del secolo scorso, a poco più di 60 Mmc/anno da inizio secolo a fine del primo decennio, fino a meno di 50 Mmc/anno nel periodo più recente. Corrispondentemente, sui 17 comuni che costituiscono il dominio territoriale, si sono ridotte fortemente le velocità di abbassamento del suolo: da oltre 33 mm/anno medi negli anni ’80 del secolo scorso (con ampi areali con velocità superiori a 50 mm/anno) a circa 13 mm/anno medi ad inizio secolo, risultando infine dell’ordine dei 3 mm/anno medi nel periodo più recente.

Appare molto evidente un legame causa - effetto fra riduzione degli emungimenti dalle falde e riduzione della velocità di abbassamento del suolo, segnalandosi in particolare come nel periodo più recente la diminuzione degli emungimenti idropotabili dai campi pozzi in area Reno, connessa all’entrata in esercizio del derivatore Reno-Setta, ha congiuntamente portato una forte diminuzione dei valori di subsidenza. Si segnala inoltre una forte riduzione dei fenomeni di subsidenza, ad una scala molto più localizzata (comuni di San Lazzaro, Castenaso e Ozzano), concomitante con la riduzione degli emungimenti dal campo pozzi Mirandola avvenuta dal 2000 in poi.

Ulteriori approfondimenti potrebbero essere effettuati per evidenziare una relazione quantitativa che leghi i fenomeni di subsidenza al regime di emungimenti dalle falde. Si può, comunque, ritenere che nell’areale bolognese il regime di emungimenti dall’acquifero di pianura nell’ultimo periodo 2010-2016 (successivo all’entrata in servizio del derivatore Reno-Setta) sia compatibile con una significativa riduzione dei fenomeni di subsidenza.

Come anzidetto, l’abbassamento generalizzato che ha caratterizzato in passato il territorio bolognese, sia per vastità delle superfici interessate sia per i valori di velocità particolarmente elevati, si è fortemente ridimensionato, in ragione principalmente della riduzione dei prelievi acquedottistici. Il 39% del territorio presenta una riduzione della subsidenza, tuttavia, permangono alcune aree di media pianura, molto localizzate, che continuano a presentare abbassamenti, seppure di entità notevolmente ridotta rispetto al precedente rilievo. In particolare, ci si riferisce ai centri di Sala Bolognese , Castello d’Argile , e Budrio con velocità massime intorno a 15 mm/anno. La città di Bologna presenta abbassamenti di alcuni mm/anno fino a massimi di 5 mm/anno, grosso modo in linea con il precedente rilievo. Valori simili, ma di segno positivo (addirittura! n.d.r.), si evidenziano invece in ampie aree a nord del centro cittadino , aree che in particolare hanno beneficiato della riduzione dei prelievi acquedottistici.

La mia soddisfazione, di fronte a tali notizie, risiede nel fatto che le strategie a suo tempo individuate sono state effettivamente messe in atto (grazie all’impegno della Regione, degli enti locali interessati e delle aziende acquedottistiche; l’addutore Reno-Setta è una delle opere realizzate a latere della variante di Valico) ed hanno dato i risultati attesi, disinnescando un rischio poco visibile ma proprio per questo assai insidioso.

Non era per niente scontato che questo accadesse: forse si dovrebbe parlarne di più!

Commenti dei lettori

Bel colpo, caro Ing. Paolo Natali! Questo articolo mi ha ricordato il mio esame di mineralogia, che superai con un modesto 23/100, ma che mi consentì poi di sbiennare in due anni. Correva l’anno 1959. Una domanda a cui risposi abbastanza positivamente verteva sulla distanza minima da rispettare fra due pozzi per evitare che il prelievo dalla falda di un pozzo non interferisse con il prelievo dal pozzo più vicino. Per restare in argomento: Ne è passata dell’acqua sotto il ponte!

#1 
Scritto da Umberto Tadolini il 24 luglio, 2018 @ 09:53

Grazie caro Umberto. Chi ha la nostra età ricorda le forti preoccupazioni legate al fenomeno della subsidenza. Ora che ci sono notizie assai positive al riguardo mi è sembrato utile sottolinearle.

#2 
Scritto da Paolo Natali il 25 luglio, 2018 @ 08:46

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