Occupazioni e preoccupazioni.

Questo post è stato scritto da Paolo Natali il 27 agosto, 2015

occupazionibis

Immagini da una occupazione

Leggendo le cronache locali dei quotidiani di questi giorni, a proposito del tema “casa”, se ne ricava quanto segue:

  • In città sono in atto ormai da molti mesi (in alcuni casi da alcuni anni) diverse occupazioni di edifici di proprietà pubblica (vuoti ed inutilizzati da tempo), tra cui anche 35 alloggi Acer, che ospitano parecchie centinaia di persone ,il cui numero tende ad aumentare; negli stabili occupati sono nati anche bambini; le occupazioni sono state organizzate e vengono gestite da centri sociali e collettivi (Social log, ecc.). La situazione si è in qualche misura stabilizzata, anche se da un momento all’altro si prevedono operazioni di sgombero forzoso a seguito delle quali il Comune dovrà intervenire (non è chiaro come) per dare una risposta “umanitaria” a donne e bambini (ma pare che i nuclei familiari, comprensibilmente, non accettino di essere separati).

  • Il Comune non sa chi c’è dentro le case occupate. I comitati infatti hanno impedito l’accesso ai servizi sociali, e se ne capisce il motivo (vedi poi).

  • I centri sociali protestano in Comune contro gli sfratti. Il Comune li incontra ed ottiene per loro un incontro in Prefettura.

Da quanto sopra deduco:

  • I centri sociali hanno guadagnato, di fatto, una legittimazione pubblica come rappresentanti degli occupanti.

  • I centri sociali, d’altro canto, agli occhi di chi ha bisogno di una casa, sono oggi gli unici in grado di dare una risposta, ancorchè al di fuori delle regole.

  • Gli enti pubblici (Asl, Inps ecc.) hanno la responsabilità di avere lasciato per lungo tempo edifici inutilizzati senza accettare di sottoscrivere il protocollo proposto dal Comune per avere la disponibilità degli stessi, da destinare all’emergenza abitativa.

  • Il Comune, da parte sua, non si dimostra in grado di dare risposta ad un bisogno di casa che non è neppure in grado di stimare (nei suoi aspetti quantitativi) e di ordinare secondo criteri di priorità sulla base di norme e regolamenti.

  • Di fronte ad un problema e ad un bisogno reale si è di fatto tollerato una risposta sbagliata a questo bisogno, accreditando soggetti che si muovono nell’ illegalità accampando come giustificazione uno stato di necessità peraltro da verificare nei suoi termini oggettivi.

  • Ora la situazione è sfuggita di mano ed è assai difficile recuperarla, ripristinando una situazione di solidarietà non disgiunta da equità e legalità, dove chi ha bisogno della casa si rivolge ai servizi sociali e non ai comitati, perchè sa che i servizi sociali sono in grado, se se ne ha diritto, di dare una risposta a questo bisogno.

  • Se si riuscisse a tornare ad una situazione di normalità, si dovrebbe anche dichiarare con chiarezza che chi occupa perde ogni diritto alla casa. Ma il Comune deve essere in grado di gestire l’emergenza abitativa e di dare risposta al bisogno di casa di chi ne ha diritto.

Commenti dei lettori

Analisi chiara e condivisibile. Più complesso individuare le responsabilità in capo ai soggetti coinvolti, Istituzioni, Enti Pubblici, Centri sociali ecc. Io aggiungo anche il tessuto Sociale ed Economico, in altre parole, i cittadini di Bologna.
In presenza di un grave problema, risolverlo da soli è l’egoismo, risolverlo INSIEME è la POLITICA.(Don Lorenzo Milani) Solo così si potrà affrontare l’urgenza della emergenza abitativa, a cui si aggiunge il crescente flusso migratorio. TUTTI INTORNO A UN TAVOLO!

#1 
Scritto da Umberto Tadolini il 21 settembre, 2015 @ 00:09

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