Ancora su: portici e biciclette
Cari amici, i giornali hanno dedicato molto spazio al dibattito suscitato dalla mia proposta di consentire, in particolari circostanze ed a certe condizioni, il transito delle bici sotto i portici. In un altro post (Chi ben comincia), e nella rassegna stampa trovate un po’ di documentazione al riguardo.
Riporto nel seguito il testo completo di un articolo che ho scritto per il Corriere di Bologna del 10 ottobre, nel quale ho cercato di condensare il senso della mia proposta.
Dopo articoli, lettere ed interviste pubblicate dalla stampa cittadina sul tema “bici sotto i portici e contromano”, come autore della proposta che ha suscitato un dibattito talvolta viziato da pregiudizi, provo a darne l’interpretazione autentica ed a suggerire in estrema sintesi, i passi che ritengo necessari per rendere tale proposta operativa. Negli ultimi anni l’amministrazione comunale ha fatto un grosso sforzo per promuovere la mobilità ciclabile, incrementando la rete di piste dedicate e sviluppando altre iniziative collaterali. Sono certo che anche la giunta Delbono proseguirà sulla medesima strada (è allo studio un grande progetto di “byke sharing”). Tuttavia credo che se si vuole dare seguito agl’impegni di recente assunti con la firma della Carta di Bruxelles (15% di mobilità ciclabile al 2020) sia necessario un salto di qualità che parta da un’accurata e dettagliata analisi della domanda (quali i percorsi più utilizzati dai ciclisti nei quotidiani spostamenti casa-lavoro) da compiere con la collaborazione dei ciclisti stessi e delle loro associazioni. Si evidenzieranno allora da un lato radiali e trasversali già oggi in larga misura esistenti ma da completare e migliorare nei “punti neri”, dall’altro vie di penetrazione nel centro storico assenti o prive di continuità. Se per colmare queste lacune fosse necessario autorizzare le bici a percorrere un senso vietato (con l’opportuna segnaletica), eventualmente interessando un tratto di portico, ritengo che sarebbe doveroso compiere le necessarie verifiche, giuridiche e tecniche, di fattibilità. Per il senso vietato non ci sono problemi, essendo già praticato a Bologna ed altrove. Ma anche il passaggio sotto i portici non può essere frettolosamente liquidato come assurdo e scandaloso. Non posso dilungarmi in questa sede ma Codice della Strada, Regolamento comunale viario e norme urbanistiche si prestano ad interpretazioni possibiliste. Se poi guardiamo alla sostanza, pedoni e ciclisti già ora sono chiamati a convivere su numerosi marciapiedi e, se guardo alle statistiche degl’ incidenti, non mi risulta che siano in conflitto tra loro ma, di norma, vittime entrambi di motocicli ed autovetture. Certo occorrono prudenza e rispetto reciproco, sempre e da parte di tutti.
Paolo Natali
Presidente della Commissione Mobilità del Comune di Bologna
Riporto poi il link ad un interessante articolo di Fulvio Cammarano sul Corriere di Bologna del 13/10/09, che merita un approfondimento ed una risposta. Clicca su cammarano

Commenti dei lettori
di ritorno da un tranquillo week-end a Padova (continuando ad invidiare l’illustre Consigliere che si è gustato Londra) abbiamo constatato che da quelle parti le piste ciclabili sono diffusissime, soprattutto contromano! quindi non si capisce perchè a Bologna sappiamo fare solo delle polemiche invece che usare anche le idee più originali per salvare i ciclisti dal traffico?!?!?!
lo stesso vale per il civis: a Padova hanno già un tram su gomma con rotaia direzionale al centro, mentre noi dopo 10 anni stiamo ancora qui a discutere se la striscia della guida ottica da fastidio ai beni culturali o alle auto!!!
Grazie Paolo. Spero che si riesca a ricondurre il dibattito a posizioni meno ideologiche e più vicine alla realtà. Ho fiducia che anche il mio articolo sul Corriere di Bologna, che ho riportato sul sito, possa servire allo scopo.
Paolo
Segnalo che commenti e discussioni sull’argomento sono comparsi di recente anche sul blog http://www.ilikebike.org